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Delitto con l’autobomba, spuntano i primi indagati

Delitto con l’autobomba, spuntano i primi indagati

LANUSEI. Almeno una decina di indagati tecnici, ovvero persone sottoposte alla prova dello stub, e un paio, invece, sulle quali si stanno concentrando con più decisione le attenzioni degli inquirenti....

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LANUSEI. Almeno una decina di indagati tecnici, ovvero persone sottoposte alla prova dello stub, e un paio, invece, sulle quali si stanno concentrando con più decisione le attenzioni degli inquirenti. È passato circa un mese, dal terribile attentato che a Lanusei ha ucciso il rappresentante di automobili, Roberto Aresu, e le indagini, seppur con discrezione, sembrano aver imboccato una direzione precisa. Secondo gli inquirenti, dunque, la verità, per spiegare l’attentato, si potrebbe nascondere proprio in un clima di odi e rancori che stava crescendo sempre di più attorno alla figura e all’attività di Roberto Aresu.

Sin dall’inizio, in realtà, l’attività della polizia e del titolare dell’inchiesta, il pm Nicola Giua Marassi, si è concentrata su un nutrito gruppo di persone che nel tempo avevano manifestato o lasciato trapelare sentimenti di odio nei confronti del rappresentante di commercio. C’era chi diceva di essere stato truffato da lui, chi vantava crediti nei suoi confronti, chi promesse che poi non aveva mantenuto. Ed è proprio da questo giro piuttosto affollato di inimicizie che è nata la svolta nell’inchiesta giudiziaria: l’iscrizione nel registro degli indagati di una decina di ogliastrini. Ma non è escluso che nei prossimi giorni non annoveri anche altri indagati e che da quel momento in poi le indagini imbocchino una direzione ancora più precisa. Per il momento, tuttavia, dall’inchiesta non trapela nient’altro, se non il riserbo degli inquirenti.

Certo è che a Lanusei ma non solo, l’attentato finito nel sangue, ha lasciato il segno e riaperto vecchie cicatrici. Quel botto avvertito in pieno giorno, nel cuore di Lanusei, nessuno se lo potrà mai dimenticare. Si era gridato all’attentato in puro stile mafioso, e in tanti avevano invocato un giro di vite, una presa di posizione decisa da parte dello Stato. Perché Lanusei e l’Ogliastra non avevano alcuna intenzione di tornare ai tempi più bui dai quali sembravano usciti.

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