Nella grotta di Tueri 37 scheletri nuragici
PERDASDEFOGU. Per millenni hanno riposato all’ombra del nuraghe S’Orcu de Tueri, vestigia eloquente di una storia nuragica densa di arcani interrogativi e sensazionali scoperte. Come quella che ha...
PERDASDEFOGU. Per millenni hanno riposato all’ombra del nuraghe S’Orcu de Tueri, vestigia eloquente di una storia nuragica densa di arcani interrogativi e sensazionali scoperte. Come quella che ha visto la luce nell'omonima grotta, a pochi chilometri dal centro abitato di Perdasdefogu. Nella pace della vallata di Tremini, laddove l’altipiano calcareo volge a nord-ovest, un antro lungo qualche decina di metri e largo circa un metro e cinquanta, era l’ultima dimora di un popolo che qui aveva condotto la sua esistenza. Una necropoli che accoglieva al suo interno ben 37 scheletri. Rinvenimento d’eccezione, si disse. E così fu, per quantità e qualità dei reperti trovati all'interno della lunga nicchia sotterranea, che raggiunge un’altezza di circa due metri. Oggetto di studio e di interesse già nel 1963, ad opera degli studiosi provenienti dall'Università di Firenze, nonché di uno dei massimi conoscitori della civiltà nuragica, Giovanni Lilliu, “gli uomini” di Tueri subirono a più riprese l’oltraggio e la beffa di mani violente e spregiudicate che saccheggiarono, nel 2005, le sacre tombe, lasciando solo poche ossa allo studio degli esperti. Un patrimonio da tutelare, che può ancora offrire risposte a dubbi millenari. Per questo, un team di esperti, tra archeologi e antropologici della Soprintendenza per i beni architettonici di Sassari e Nuoro, con il prezioso ausilio degli speleologi del Gruppo Grotte Ogliastra – presieduto da Giancarlo Cannella, che tra le altre cose provvede alla scoperta, rilevazione e accatastamento delle grotte, gestendo la terza zona del Catasto regionale (Ogliastra) – ha eseguito, nella mattinata di lunedì, un sopralluogo nel sito di Tueri, repertando tutti gli elementi rinvenuti e prendendo parte alla loro catalogazione, elemento chiave per qualsivoglia sistema di tutela. Che le ossa rinvenute appartenessero alla civiltà nuragica era già stato dimostrato nei precedenti studi, sia perché presunto, data la contiguità con il nuraghe omonimo, sia grazie al sistema scientifico di datazione al radiocarbonio, progettato per misurare la radioattività residua: conoscendo la quantità di Carbonio14 in un campione, è possibile risalire all'età dell'organismo al momento della sua morte. L’intervento non solo ha permesso di salvare dall'incuria e dalla furia dei saccheggiatori i materiali rinvenuti, ma ha consentito di visionare lo stato del sito, per poter fare ulteriori interventi mirati a salvaguardarne e tutelarne l’esistenza. Alla Soprintendenza e, più ancora, alle nuove analisi di laboratorio, spetterà il responso circa la vita, le caratteristiche e le tipologie dei nuragici di valle Tremini.