La Nuova Sardegna

Nuoro

IL RETROSCENA

Le indagini dell’ex carabiniere

La difesa di Rocca si era rivolta a un investigatore privato

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NUORO. «Ci dice per quale motivo ha scritto una relazione di servizio il 13 settembre 2013?» gli chiede il pm Danilo Tronci. «L’ho fatta anche per tutela della mia persona – risponde l’ex comandante dei carabinieri di Busachi, Gabriele Tronca, e stretto collaboratore dell’ex comandante di Macomer, Stefano Invernizzi – perché qualcuno, quel giorno, mi ha fatto confidenze. Me le ha fatte un investigatore privato, Ernesto Battistoti, che mi ha detto che stava svolgendo indagini difensive per conto della difesa di Rocca».

Emerge così, in udienza, e per la prima volta in modo ufficiale, quello che tutti, a Gavoi, già sapevano: ovvero il fatto che fino a questo momento i due difensori di Francesco Rocca, gli avvocati Mario Lai e Angelo Manconi, non erano certamente rimasti con le mani in mano, ma si erano mossi già da tempo sfruttando una delle possibilità previste dalle riforme in materia penale: eseguire indagini difensive.

E per farle, in paese, aveva sguinzagliato un investigatore privato. Si tratta, come ha spiegato ieri il teste del pm, Gabriele Tronca, di «un carabiniere in pensione, presidente dell’associazione carabinieri in congedo, in passato indagato dalla Procura di Sassari». «Quel procedimento è stato archiviato – precisa l’avvocato Mario Lai – e lo so bene perché in quella vicenda giudiziaria l’ho difeso io».

«Quel giorno – prosegue il tenente Tronca – ho incontrato per caso Battistoti nel corridoio della caserma di Macomer, stava cercando il capitano Invernizzi, ma siccome non c’era ha parlato con me. Mi è sembrato strano, ma mi ha parlato prima di un traffico di droga a Bosa, poi del procedimento che lo riguardava, poi ha introdotto l’argomento omicidio. Mi diceva che la tesi dell’accusa non era corretta e che la misura cautelare era scaturita da una lettera anonima. Mi ha detto che lo sapeva perché svolgeva indagini difensive per conto della difesa. Mi ha detto anche che l’anonimo era la fonte confidenziale del poliziotto, e si chiamava Gavino Pira. Ha accennato anche al cognato del poliziotto, Sardu Giancarlo. Mi ha detto che il Sardu probabilmente temeva per la sua incolumità e che sia lui, sia Pira, probabilmente erano legati all’esecuzione del fatto criminoso». (v.g.)

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