La Nuova Sardegna

Nuoro

prostituzione e riciclaggio

Le notti dei clienti nel centro massaggi cinese

di Tiziana Simula
Le notti dei clienti nel centro massaggi cinese

I più affezionati dormivano con le massaggiatrici. Le giovani vivevano in condizioni pessime

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NUORO. Non solo microtelecamere nascoste dagli investigatori. Per capire cosa accadeva realmente tra le mura del centro benessere cinese di viale Sardegna, un agente della polizia aveva finto di essere un cliente. E tra un massaggio e l’altro mentre era disteso sul lettino, era arrivata la fatidica proposta di una prestazione “speciale”, gentilmente rifiutata dal poliziotto-cliente. Ma è capitato più di una volta che qualche cliente particolarmente affezionato trascorresse una notte intera nel centro benessere, dormendo in compagnia delle due massaggiatrici cinesi al lavoro. Sono alcuni dei particolari che emergono dall’intensa attività investigativa condotta per oltre un anno dalla polizia, che ha smascherato un fiorente giro di prostituzione in quello che ufficialmente era un centro benessere ma che in realtà nascondeva una casa a luci rosse, con prestazioni sessuali a pagamento. Due giorni fa, il blitz della squadra mobile che ha messo i sigilli ai locali di viale Sardegna, denunciato sette cittadini cinesi e uno di Cuneo per sfruttamento della prostituzione e riciclaggio, e sequestrato cinque conti correnti bancari e tre conti correnti postali intestati agli indagati. Un giro d’affari di oltre 200mila euro all’anno, come accertato dagli uomini della seconda sezione della mobile nuorese. La regia era a Milano: da un appartamento, anche questo messo sotto sequestro insieme ai computer trovati al suo interno, venivano gestiti gli appuntamenti. Un vero e proprio call-center che riceveva le richieste dei clienti e curava gli inserimenti degli annunci a luci rosse sul web, oltre a tenere la contabilità del giro di prostituzione. «L’operazione conclusa due giorni fa e coordinata dalla Procura di Nuoro – spiega il vice questore aggiunto, Fabrizio Mustaro – non è certo di moralizzazione del territorio, ma è finalizzata alla tutela delle giovani cinesi sfruttate, che vivevano in situazioni di estremo disagio e solitudine, e in condizioni igienico-sanitarie pessime». Ragazze di 24, 25 anni che non avevano alcuna qualifica per fare massaggi, così come il locale sequestrato era privo di qualsiasi autorizzazione amministrativa e igienico-sanitaria. Le prostitute non facevano mai incontrare tra loro i clienti – in media una decina al giorno – , e per assicurarsi il pagamento della prestazione, trattenevano all’ingresso un documento che restituivano, poi, dopo aver ricevuto i soldi. In un’occasione due clienti che facevano storie per il pagamento, erano stati costretti a chiedere l’intervento della Volante. «Non ci fanno uscire», avevano detto agli agenti. Erano le stesse ragazze a versare gli incassi nei conti correnti postali. Lo facevano ogni giorno, a fine mattinata, cambiando spesso l’ ufficio postale.

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