Vascone antincendio 11 anni per approvare il progetto esecutivo
di Federico Sedda
Bolotana, lo deliberò la giunta della Comunità montana Adesso il testimone è passato all’Unione dei Comuni
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BOLOTANA. Per approvare il progetto esecutivo ci sono voluti 10 anni e undici mesi. Esattamente quanti ne sono passati dal 28 dicembre 2006, quando la giunta dell’allora Comunità montana del Marghine deliberò di provvedere alla realizzazione dell’opera, al 7 novembre 2017, quando l’attuale Unione dei comuni del Marghine, erede del vecchio ente, ha deliberato di approvare “anche in linea tecnica”, e, quindi definitivamente, il progetto esecutivo. Non si tratta di un megaprogetto per chissà quale opera, ma semplicemente di un intervento per realizzare un vascone idrico di media portata da utilizzare per il servizio antincendio sui monti del Marghine.
Quasi undici anni per dotare il territorio di una infrastruttura essenziale per fare fronte agli incendi estivi e salvaguardare una superficie boschiva, quale quella di Ortachis e Badde Salighes, di inestimabile valore ambientale. Tutto cominciò nel 2006 quando l’allora giunta della comunità montana decise di realizzare «un’idonea riserva idrica» a servizio del bosco e del giardino botanico (peraltro ancora da realizzare, ndc) di Badde Salighes, sui monti di Bolotana. Per dare seguito alla decisione venne stanziata la somma complessiva di 32mila e 599 euro. Con la stessa delibera venne dato incarico alla struttura tecnica dell’ente di “definire una proposta preliminare d'intervento, comprensiva di presunti costi di realizzazione della riserva idrica, possibilmente con derivazione dall’acquedotto Sas benas”, la condotta, ora dismessa, che approvvigionava Bonorva dalle sorgenti montane di Bolotana. E qui sorsero i problemi.
Lo studio preliminare indicò, infatti, due possibilità tecniche: la realizzazione di un sistema di pompaggio da un pozzo sito nelle ex caserme di Badde Salighes di proprietà della comunità montana per un costo di 48mila euro, e in alternativa, l’approvvigionamento idrico dal dismesso acquedotto di Sas benas per Bonorva-Giave previo accertamento della disponibilità dell'acqua e la necessaria autorizzazione dell’ente proprietario, forse Abbanoa».
Sì, proprio così: l’acquedotto pubblico in disuso, ma sempre riutilizzabile in caso di pubblica necessità, non si sapeva neppure di chi fosse. Forse di Abbanoa o forse di nessuno. Misteri e paradossi della burocrazia italiana. Sta di fatto, comunque, che, anche in questo caso, il costo sarebbe stato tutto da verificare. Così, del vascone idrico, non se ne fece nulla. Fino a quando il progetto non è stato ripreso in mano dall’attuale giunta dell’Unione dei comuni del Marghine, presieduta dal sindaco di Macomer, Antonio Onorato Succu e composta dai sindaci di Sindia e di Silanus, Luigi Demetrio Daga e Gianpietro Arca, che ha deciso di realizzare l'opera in un’area montana messa a disposizione dal comune di Bolotana. Così il tanto atteso vascone sarà realizzato a “Bentredda” dove è presente un’allaccio idrico che ne consente l’approvvigionamento. La somma disponibile e cantierabile è di 70mila euro. Un costo neppure tanto eccessivo se si considera che sono passati undici anni. Ora il vascone dei desideri e dei paradossi si potrà finalmente fare.
Quasi undici anni per dotare il territorio di una infrastruttura essenziale per fare fronte agli incendi estivi e salvaguardare una superficie boschiva, quale quella di Ortachis e Badde Salighes, di inestimabile valore ambientale. Tutto cominciò nel 2006 quando l’allora giunta della comunità montana decise di realizzare «un’idonea riserva idrica» a servizio del bosco e del giardino botanico (peraltro ancora da realizzare, ndc) di Badde Salighes, sui monti di Bolotana. Per dare seguito alla decisione venne stanziata la somma complessiva di 32mila e 599 euro. Con la stessa delibera venne dato incarico alla struttura tecnica dell’ente di “definire una proposta preliminare d'intervento, comprensiva di presunti costi di realizzazione della riserva idrica, possibilmente con derivazione dall’acquedotto Sas benas”, la condotta, ora dismessa, che approvvigionava Bonorva dalle sorgenti montane di Bolotana. E qui sorsero i problemi.
Lo studio preliminare indicò, infatti, due possibilità tecniche: la realizzazione di un sistema di pompaggio da un pozzo sito nelle ex caserme di Badde Salighes di proprietà della comunità montana per un costo di 48mila euro, e in alternativa, l’approvvigionamento idrico dal dismesso acquedotto di Sas benas per Bonorva-Giave previo accertamento della disponibilità dell'acqua e la necessaria autorizzazione dell’ente proprietario, forse Abbanoa».
Sì, proprio così: l’acquedotto pubblico in disuso, ma sempre riutilizzabile in caso di pubblica necessità, non si sapeva neppure di chi fosse. Forse di Abbanoa o forse di nessuno. Misteri e paradossi della burocrazia italiana. Sta di fatto, comunque, che, anche in questo caso, il costo sarebbe stato tutto da verificare. Così, del vascone idrico, non se ne fece nulla. Fino a quando il progetto non è stato ripreso in mano dall’attuale giunta dell’Unione dei comuni del Marghine, presieduta dal sindaco di Macomer, Antonio Onorato Succu e composta dai sindaci di Sindia e di Silanus, Luigi Demetrio Daga e Gianpietro Arca, che ha deciso di realizzare l'opera in un’area montana messa a disposizione dal comune di Bolotana. Così il tanto atteso vascone sarà realizzato a “Bentredda” dove è presente un’allaccio idrico che ne consente l’approvvigionamento. La somma disponibile e cantierabile è di 70mila euro. Un costo neppure tanto eccessivo se si considera che sono passati undici anni. Ora il vascone dei desideri e dei paradossi si potrà finalmente fare.
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