La Caletta, la crisi della piccola pesca: sos alla Regione

SINISCOLA. L’epidemia di coronavirus e le nuove restrizioni mettono in ginocchio anche il comparto della pesca professionale sarda. A La Caletta dove si conta la marineria più folta del Nord Sardegna,...

SINISCOLA. L’epidemia di coronavirus e le nuove restrizioni mettono in ginocchio anche il comparto della pesca professionale sarda. A La Caletta dove si conta la marineria più folta del Nord Sardegna, l’attività artigianale è quasi ferma, viene ritirato solo il polpo che si può congelare e quindi conservare mentre cala la richiesta degli altri prodotti ittici più difficili da smerciare. «Le uscite in mare – dice uno degli operatori della piccola pesca – sono limitate alla cattura del pesce necessario al fabbisogno o per qualche vendita sporadica con poche barche dello strascico in attività. Il comparto della pesca – prosegue – chiede quindi un pacchetto di interventi significati con incentivi, indennizzi e sgravi fiscali alle imprese. Sostegno finanziario ed il fermo barca e infine, l'applicazione della cassa integrazione in deroga, estesa ha tutti i tipi di pesca». Già nei giorni scorsi, le associazioni che tutelano i pescatori hanno richiesto al governatore Solinas un intervento urgente tenuto conto che anche nei mercati di Cagliari, solo cinque grossisti su venti hanno effettuato la vendita del prodotto ittico. La soluzione per dare respiro al settore potrebbe essere l’anticipo di un fermo biologico di natura questa volta diversa da precise esigenze di tutela ambientale. In tal senso nei giorni scorsi, c’è stata anche un’interrogazione all’assessore regionale all’Agricoltura da parte del gruppo sardistaTenuto conto dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione Covid-19 che impedisce la regolare attività di pesca e il cambio di abitudini dei cittadini che ha fatto registrare un crollo della domanda di pesce fresco, perché si è ridotta la spesa a poche volte la settimana», dicono i consiglieri Maieli, Mula, Lancioni, Schirru, Satta e Usai. «Questo ha portato i consumatori ad acquistare prodotti surgelati, che nella maggior parte dei casi arrivano dall’estero. Con ristoranti alberghi e mense, chiuse gli operatori non hanno alcuna garanzia di vendita penalizzando di conseguenza l’attività di pesca». Chiesti infine anche interventi di sostegno alle imprese e ai lavoratori, in quanto la pesca e tutte le attività ad essa connesse stanno subendo forti contraccolpi ed è fondamentale prevedere misure di aiuti per il settore.

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