Resistenti internati, un Atlante li censisce

Almeno 7500 sardi furono arrestati dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 Iniziativa dell’Istituto per la storia dell’antifascismo nella Sardegna centrale 

NUORO. Vittorio Fais di Siniscola, nato nel 1910, Ermenegildo Loi (1915) di Esterzili, Virgilio Bidotti (1913) di Ilbono, Giovanni Maria Patta (1920) di Tonara...Sono solo alcuni degli internati militari sardi, i soldati italiani catturati dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Quasi tutti i sardi erano nei Balcani, in Grecia, in Albania. Nella fanteria. Alcuni internati però erano carabinieri o finanzieri, e quelli vennero presi direttamente dalle caserme, o lungo le frontiere. Circa 7500 sardi su 650mila italiani che diventarono numeri di matricola, combattenti senza armi, protagonisti di una resistenza civile, silenziosa, di cui si sa poco perché nella ricostruzione della Liberazione le loro vicende sono finite in secondo piano rispetto ai partigiani combattenti. Vennero inviati nei lager in Germania, Austria e parte di quella che ora è la Polonia. Furono resistenti in tutti i sensi, non cambiarono casacca e non aderirono all’esercito della Repubblica di Salò e così restarono internati, privati dai tedeschi dello status di prigionieri di guerra, gli ufficiali negli Oflag, le truppe negli Stalag. E non è un caso che avvenga oggi, 25 aprile, 75esimo anniversario della liberazione dal nazifascismo, l’esordio sul web dell’Atlante degli internati sardi curato dall’Istasac, l’Istituto per la Storia dell’antifascismo e dell’età contemporanea nella Sardegna Centrale fondato a Nuoro nel 2011. Un lavoro di raccolta in progress, illustrato dalla presidente dell’Istasac, Marina Moncelsi, dal direttore dell’Istituto Aldo Borghesi in un incontro - nella forma della videoconferenza - cui hanno partecipato anche Paolo Pezzino, presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, che coordina la rete degli Istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea in Italia alla quale aderiscono 64 istituti.

Il sito si chiama www.imisardegna.it, e al momento comprende circa 500 nominativi, ma «se ne inseriscono almeno una trentina al giorno», sottolinea Marina Moncelsi. Un lavoro monumentale, al quale ha dato il suo apporto anche un gruppo di studenti del Liceo Scientifico Enrico Fermi di Nuoro, coinvolti dalla presidente Moncelsi (insegnante ora a riposo) in un viaggio a ritroso nella storia della Resistenza. «Per capire quanti fossero gli internati sardi siamo partiti dal percorso militare e di prigionia di questi uomini, consultando i ruoli e i registri di matricola dal 1916 al 1923» ha spiegato Moncelsi. Per fare questo, l’Archivio di Stato di Oristano si è rivelato una miniera: lì sono stati versati fogli e ruoli perché a Oristano c’era il deposito del Distretto militare. «All’Archivio di Stato di Oristano c’erano quindi i fogli e ruoli anche di Nuoro, ma anche di parte della zona di Sassari, arrivando fino a Thiesi, e inoltre l’area compresa tra Bosa e Alghero». Altri apporti sono giunti poi dall’Archivio di Stato di Cagliari e, in parte, di Sassari.

Il sito, curato dal webmaster Sebastiano Satta, è basato sui concetti di fruibilità e accessibilità. «Volevamo che la consultazione risultasse semplice per tutti, il portale consente diversi tipi di ricerca, sia con il parametro del nome che quello della geolocalizzazione», così lo ha illustrato Satta. Sulla cartina della Sardegna ci si può spostare seguendo i punti di un reticolo di provenienze che mette a fattor comune la diffusione in mezzo al popolo di uomini semplici, persone comuni «portatrici di un profilo valoriale della liberazione che attraverso loro esce dall’astratto e diventa concreto», ha rimarcato Luciano Carta, storico e componente del comitato scientifico dell’Istasac. Questi internati “della porta accanto” rendono la dimensione domestica dei valori della Resistenza: ecco perché il portale è così importante. «È il compimento di una prima parte che viene messa a disposizione del pubblico», ha detto Borghesi, ricordando come lo stesso Istasac abbia collaborato con l’Associazione nazionale partigiani di Oristano per realizzare l’Atlante dei partigiani e antifascisti della provincia. L’Atlante degli internati è in continuo divenire: mano a mano che vengono incrociati i documenti, non solo i fogli matricolari e i ruoli, ma anche i manoscritti degli internati, gli archivi della deportazione, e i dati che saranno estratti dallo Stato Maggiore dell’esercito a Roma, ogni singola scheda potrà essere arricchita. E si potrà quindi condurre una ricerca anche secondo i parametri del grado, età, campo di internamento, per fare degli esempi. La base è comunque la ricerca storica, l’utilizzazione critica e la consultazione delle fonti.

«Queste attività hanno bisogno di un importante sostegno economico, e per questa ragione bisogna ringraziare la Regione Sardegna, la Fondazione di Sardegna e il Comune di Nuoro, che hanno contribuito», ha voluto chiarire Marina Moncelsi.

L’Atlante è uno straordinario strumento per esperti, studenti, cittadini. «Uno dei ragazzi del Liceo, parte del gruppo di lavoro, aveva l’incarico di documentarsi su un internato che aveva il suo stesso nome. Proveniva dal suo paese. S trattava del nonno. Lo studente non conosceva nulla di questa storia terribile. Eppure portava il nome di quell’internato». Suo nonno, persino più vicino del resistente della porta accanto.

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