Spaccio di droga e furti, 4 arresti

Budoni e Bitti: tra le nove misure cautelari ci sono anche cinque indagati con l’obbligo di dimora

NUORO. Dopo tanti mesi di rodaggio, un gruppo affezionatissimo di clienti, e una rete capillare di spacciatori, il sistema era oliato alla perfezione: a tal punto che nel giro si sapeva bene che le dosi richieste di marijuana e cocaina sarebbero state lasciate sotto un certo palo della corrente elettrica, o che sarebbero spuntate fuori dal solito cespuglio di macchia mediterranea. E sarebbe andato avanti ancora per molto tempo, il fiorente traffico di droga tra Budoni e San Teodoro, se non fosse che nel mese di gennaio dell’anno scorso, dalla scoperta in flagrante di un giovane della zona impegnato a spacciare marijuana, sarebbe partita una indagine molto più vasta. Che livello per livello, alla fine, avrebbe ricomposto la rete dello spaccio di droga in due dei centri della costa orientale preferiti dai turisti: San Teodoro e Budoni.

Ed è così che dopo una mole consistente di intercettazioni, controlli e pedinamenti, nelle ultime ore i carabinieri della tenenza di San Teodoro e della compagnia di Siniscola sono riusciti a concludere l’indagine anti-dro. E ieri mattina, sin dalle prime luci dell’alba, tra Budoni, Bitti e Orotelli hanno notificato, ed eseguito, le nove misure cautelari disposte dal gip del tribunale di Nuoro su richiesta della Procura. Dei nove indagati colpiti dalle misure cautelari, su disposizione del giudice per le indagini preliminari, quattro – di Budoni-Talavà, Torpè e di Orotelli – vanno agli arresti domiciliari e cinque, invece, hanno l’obbligo di dimora: sono di Bitti e Budoni. I loro nomi non stati resi noti dagli inquirenti.

Sono accusati, a vario titolo, di detenzione di droga ai fini di spaccio e di tre furti legati in qualche modo sempre al giro di stupefacenti. E secondo le indagini dei carabinieri i nove indagati dall’inchiesta che ieri è approdata nell’esecuzione delle nove misure cautelari, avevano creato una rete davvero capillare nella costa orientale. Un circuito super rodato, dunque, che i protagonisti dello spaccio cercavano di proteggere da orecchie indiscrete utilizzando un linguaggio criptico, fatto di nomi inventati e piccoli stratagemmi linguistici. Tutto pur di non far capire che stavano parlando di droga, di dosi, di scambio di denaro. A volte, ai clienti, veniva indicato un certo palo dell’illuminazione pubblica, come luogo sotto il quale avrebbero trovato la droga. In altri casi avrebbero indicato, invece, persino un particolare cespuglio.

La stragrande maggioranza dei soldi ricavati dallo spaccio, poi, venivano reinvestiti nell’acquisto di altre dosi di cocaina e marijuana in modo da alimentare un circuito che raggiungeva un numero sempre crescente di clienti affezionati. E alcuni lo erano a tal punto che di stagione estiva in stagione estiva si rivolgevano sempre allo stesso loro spacciatore di fiducia. I fatti accertati, come hanno spiegato i carabinieri della tenenza di San Teodoro e della compagnia di Siniscola, «hanno portato alla contestazione, in poco meno di otto mesi, di numerosissime condotte di cessione al dettaglio e di altrettanti acquisti “all’ingrosso”» di cocaina e marijuana. Tra i reati contestati, a vario titolo, ai nove indagati ai quali ieri mattina sono stati notificati i provvedimenti cautelari, ci sono anche tre furti legati allo spaccio di droga. Un furto era stato commesso ai danni di un concorrente nello spaccio: quest’ultimo era stato derubato, da casa, di alcune dosi di droga. Un secondo furto era stato commesso da tre dei nove indagati all’interno di un negozio e aveva fruttato quattromila euro. Il terzo furto, invece, era legato al secondo: perché i quattromila euro sottratti al negozio, anziché venire spartiti tra i tre autori del furto, erano stati rubati nella casa di uno di loro ed erano stati divisi solo tra due indagati.

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