Parroco pestato e rapinato entrano in campo i Ris

Recuperati gli indumenti indossati dagli autori del colpo: ora si lavora sul Dna Continuano le ricerche del 19enne indagato: è irreperibile dal giorno dopo il fatto

TORTOLÌ. Prima la raccolta delle testimonianze e dei filmati delle telecamere delle case vicine, poi l’iscrizione nel registro degli indagati di zia e nipote, e ieri il ritrovamento degli indumenti utilizzati dai rapinatori e del crocifisso che era stato rubato nel corso dell’irruzione nella villetta vicino al mare di Tortolì, a San Gemiliano, lo scorso 7 maggio. Le indagini sulla rapina al parroco di Talana, don Vincenzo Pirarba, dunque, registrano anche nelle ultime ore nuovi sviluppi e da adesso in poi chiameranno in causa anche il reparto investigazioni scientifiche. E in contemporanea si cerca anche di capire dove sia finito il giovane indagato come presunto autore della rapina: ha fatto sparire le sue tracce dal giorno dopo il colpo, quando ancora gli inquirenti avevano nei suoi confronti semplici sospetti, ma nulla di più.

Certo è che dallo scorso 7 maggio i carabinieri della compagnia di Tortolì non hanno mai interrotto le ricerche, le battute e i rastrellamenti, in particolare nella zona intorno all’abitazione del parroco. E l’impegno costante degli investigatori, aiutati anche dai militari delle squadriglie di Arzana e di Lanusei, e coordinati dalla Procura di Lanusei, ha prodotto i suoi frutti e ha permesso di trovare gli indumenti che chi ha commesso la rapina indossava al momento del colpo e che aveva abbandonato subito dopo. E sempre nel corso degli stessi controlli è stato ritrovato anche il crocifisso che era stato portato via dalla casa di don Pirarba, il giorno della rapina.

Tutto il materiale che è stato ritrovato e posto sotto sequestro ha già preso la strada di Cagliari: è stato infatti inviato ai carabinieri del Ris del capoluogo sardo. Toccherà a loro, da adesso in poi, eseguire gli accertamenti tecnici sul crocifisso e sugli indumenti per accertare l’eventuale presenze di tracce, impronte digitali e peli. L’esito degli esami, spiegano gli stessi investigatori, «potrebbe fornire un ulteriore e importante riscontro all’attività investigativa sinora compiuta». I prossimi giorni, dunque, potrebbero essere decisivi per registrare nuovi importanti indizi che possano inchiodare il responsabile o i responsabili della rapina commessa un mese fa. Un’irruzione nella casa del sacerdote che sin all’inizio aveva scosso tutta la comunità di Tortolì che si era stretta attorno al parroco manifestandogli grande vicinanza e altrettanto affetto.

Nei giorni scorsi, poi, quando sembrava che le indagini dell’Arma non stessero registrando particolari novità, è arrivata la notizia di due iscrizioni nel registro degli indagati. Sono un giovane di 19 anni – che risulta irreperibile dal giorno dopo la rapina – e la zia che secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri lo aveva ospitato nei giorni dopo il fatto. Quest’ultima è stata dunque indagata per l’ipotesi di reato di favoreggiamento, mentre il nipote è finito nei guai per l’accusa di rapina aggravata.

Nella loro casa, perquisita con cura dai carabinieri durante il blitz dei giorni scorsi, era stata trovata una parte degli oggetti sottratti a don Pirarba nel corso della rapina, a cominciare da un borsello contenente alcuni oggetti sacri e tanto cari all’anziano parroco come una medaglietta della Madonna di Medjugorje, insieme a un cofanetto con una penna d’argento. Il sacerdote li aveva subito riconosciuti come oggetti suoi. Ma le indagini poi sono andate avanti e hanno permesso di ritrovare anche gli indumenti indossati dai rapinatori.

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