Attentati, alta tensione a Gavoi

Rogo nell’area artigianale. Nei giorni scorsi l’incendio dell’auto di una donna e il feroce raid in un ovile

GAVOI. «Il dialogo deve tornare ad essere il metro di confronto della comunità». È un coro unanime quello che si leva da Gavoi, all’indomani di un atto, l’ennesimo nel giro di qualche settimana, che ha scosso la tranquillità di una estate difficile per tutti. Due notti fa, verso le 22,30 si è sviluppato un incendio nella zona artigianale, che ha interessato una catasta di gomme, deposito di un’attività commerciale locale. Nel polo in via di sviluppo, dove numerose aziende e le stesse amministrazioni comunali succedutesi nel tempo, hanno investito con la speranza di mettere a sistema quelle che sono le ambizioni di un paese a forte vocazione imprenditoriale, probabilmente per cause dolose (ma sono in corso gli accertamenti per stabilirne le cause), si è sviluppato un incendio e una densa colonna di fumo nero che ha invaso il paese. Ci sono volute ore per domare le fiamme, con l’inevitabile intervento delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco. Così una tranquilla serata d’estate si è trasformata in un vero e proprio incubo per la comunità, con finestre sbarrate e la paura di respirare un'aria resa pesantissima dal rogo dei copertoni che persisteva fino a ieri mattina. È di qualche giorno fa invece la notizia del rogo dell’auto di una professionista in Piazza Sant’Antiocru, anche quello sembrerebbe di origine dolosa, che ha sorpreso e spaventato, per il semplice fatto che la destinataria di quello che sembrerebbe un avvertimento o una vendetta conduce una vita tranquilla. E ancora è stato più difficile accettare per un paese dalla forte impronta agropastorale, l’uccisione dei capi di bestiame e il rogo in un'azienda agricola vicina al santuario di Sa Itria, avvenuto almeno venti giorni fa, in sfregio a una famiglia di pastori che ora deve fare i conti con un danno economico enorme. Sfregio che ha dovuto subire qualche mese fa anche un agricoltore a cui sono state tagliate di netto le piantine di alberi da frutto che aveva messo a dimora. «Un succedersi di “azioni sconsiderate” – commenta Giovanni Cugusi, primo cittadino – che ci preoccupano e devono portare la comunità ad interrogarsi sull’uso indiscriminato della violenza come errata soluzione ai problemi o a presunti dissapori. Gavoi è una comunità che sul dialogo, sulla mediazione e sull’incontro ha fondato la propria identità. Abbiamo più volte dimostrato forte capacità di coesione grazie alla persistenza di valori di solidarietà e cultura dell’accoglienza propri di un autentico comunitarismo sociale. Deve emergere il dialogo e il confronto per far ritrovare la serenità al paese e una convivenza civile all’interno di una comunità solidale».

E di fatti che devono preoccupare parla anche Salvatore Lai, ex sindaco di Gavoi, socialmente in prima linea con le attività proposte tramite l’associazione di cui fa parte “Laboratorio Sardegna di dentro”. «Il Covid ha aggravato una situazione già difficile, per questo è necessario attivare immediatamente quei meccanismi di dialogo e di reciproco supporto che caratterizzano la nostra comunità. Infatti – dice Lai – oltre a rappresentare motivo di preoccupazione, sono fatti che disperdono le energie e non le fanno concentrare sulle cose concrete, sulle azioni per una ripartenza dopo la grave crisi che è arrivata su un territorio che già affronta una serie di criticità non da poco. Del resto sono problemi che devono interessare tutti, non solo i destinatari di questi fatti criminosi: le nostre sono comunità piccole e si reggono sulla serenità fondamentale per affrontare le sfide del futuro».

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