Sotto sequestro la chiesa di Sant’Elena

Siniscola, sigilli al santuario e alle cumbessias: nuova puntata della guerra per l’eredità miliardaria di un possidente

SINISCOLA. La chiesa campestre di San’Elena e le cumbessias finiscono sotto sequestro preventivo. Lo ha deciso il tribunale di Nuoro, quale ultimo atto di una guerra che si nutre di carte bollate e che si è sviluppata a partire dal piano civilistico, con una causa da un miliardo di euro intentata all’amministrazione dai discendenti del possidente Giovanni Pusceddu. Anche il santuario, costruito tra il 1777 e il 1803, rientra tra i beni al centro della contesa: e infatti sul complesso rivendica la proprietà Claudio Marceddu, discendente di Pusceddu. Al punto da sentirsi legittimato a intervenire con interventi di restauro. Sull’intonaco all’interno, sul timpano e altre parti, all’esterno. Ma ieri, i carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Cagliari coordinati dal maggiore Paolo Montorsi, hanno eseguito l’ordinanza del Tribunale di Nuoro che ha disposto il sequestro preventivo del Santuario campestre di Sant’Elena (e delle cumbessias). Hanno sequestrato anche le impalcature, già rimosse e abbandonate.

Già un anno fa, a maggio 2020, la chiesa e le cumbessias erano stati sottoposti a sequestro probatorio da parte dei carabinieri ai quali era arrivata la segnalazione dell’Ufficio tecnico del Comune di Siniscola. Si erano accorti, dal Comune, delle impalcature e dei lavori, eseguiti senza alcuna autorizzazione, né edilizia né dal punto di vista monumentale. A novembre la Procura della Repubblica aveva chiesto al Gip il sequestro preventivo. Il Gip non solo l’aveva respinta, ma aveva anche riassegnato la chiesa e l’area a Marceddu. La Procura aveva fatto ricorso per Cassazione, che ha rimesso la questione al Tribunale del riesame di Nuoro il quale ha appunto disposto il sequestro e affidato Sant’Elena e il novenario al Comune, quale custode. Marceddu è invece stato segnalato alla Procura per i reati di “opere illecite e opere eseguite in assenza di titolo abilitativo valido”. La Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Nuoro e Sassari ha avviato la procedura per verificare la sussistenza dell’interesse culturale del santuario.

Intanto, a marzo è fissata la prossima udienza della causa per il risarcimento preteso dai discendenti di Pusceddu (il possidente era morto nel 1911), quantificato in un miliardo di euro. Il Comune, negli anni è venuto in possesso dei beni di Pusceddu, ma secondo i suoi discendenti l’ente non era titolato né a venderli, né a lottizzarli, come in effetti è avvenuto. Su quei beni era stata avanzata richiesta di sequestro conservativo da Marceddu, attraverso l’avvocato Carmine Grieco, ma il tribunale di Nuoro (giudice Meloni) aveva accolto l’opposizione del Comune di Siniscola, che rappresentato dall’avvocato Giuseppe Longheu aveva eccepito l’inammissibilità della richiesta, ritenendo che i discendenti non avessero legittimazione a proporla.

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