Onore ai sardi deportati nei lager

Durante la cerimonia per il 2 giugno, assegnate le onorificenze al merito e le medaglie ai familiari

NUORO. Salvatore Barracca e Pietro Chessa di Orune, Rarraele Ardu di Flussio, eroi della Seconda Guerra Mondiale, sono stati insigniti della medaglia d'onore durante la cerimonia che si è tenuta a Nuoro il 2 giugno scorso in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica. La celebrazione si è svolta in Prefettura, alla presenza della vice ministra dello Sviluppo economico Alessandra Todde, del senatore Emiliano Fenu, dei sindaci di Nuoro e di Flussio, dei procuratore della Repubblica di Nuoro e Lanusei, del presidente del Tribunale di Lanusei nonché dei vertici delle forze dell’ordine, dell’Esercito, delle Capitanerie di porto. Consegnate anche le onorificenze al merito della Repubblica Italiana al colonnello Franco di Pietro, comandante provinciale dei Carabinieri di Nuoro fino al 2020 e al tenente dei Carabinieri Michele Capuano, comandante del nucleo operativo radiomobile dei Carabinieri di Olbia rispettivamente dalle mani della vice ministra Todde e dal senatore Fenu.

Riconosciuto l'impegno anche della desulese Carmela Mannu, funzionaria della Prefettura di Nuoro impegnata per l’attività di ordine e sicurezza pubblica che ha ricevuto l'onorificenza al merito dal prefetto Luca Rotondi.

Gli interventi del sindaco di Nuoro Andrea Soddu e del presidente dell’Associazione nazionale partigiani di Nuoro Graziano Pintori hanno invece accompagnato la consegna delle Medaglie d'onore ai famigliari degli insigniti deportati nei lager nazisti, a partire dall'orunese Salvatore Barracca, classe 1919, chiamato alle armi nel marzo del '39 e arruolato come artigliere. Nel settembre del 1943, fu fatto prigioniero a Corfù. Sopravvissuto alla più grande eliminazione di massa di soldati italiani, da parte dei tedeschi, avvenuta a Cefalonia, venne deportato assieme al suo gruppo in diversi campi di prigionia. Rimase in mano ai tedeschi nei campi di Mauthausen e Buchenwald e lì riuscì a salvarsi grazie alle notevoli competenze nel campo della meccanica che lo resero manodopera fondamentale. Raffaele Ardu, di Flussio, anche lui del 1919, a settembre del 1943 fu catturato dai tedeschi a Volo, dove si trovava con il reparto, ed avviato in Germania dove fu internato, inizialmente presso lo stalag IV B di Muhelberg, e dopo alcuni giorni, trasferito al campo di lavoro stalag IV D Torgau e Bitterfeld. Il 24 aprile 1945, dopo 19 mesi di internamento, fu liberato dagli americani, e dopo vari trasferimenti, fece rientro in Italia il 13 ottobre 1945. Morì a soli 58 anni dopo essersi formato una famiglia, a causa delle dolorose conseguenze lasciate in eredità dalla guerra. Pietro Chessa invece nacque a Orune nel 1921 e a giugno del 1941 nonostante l'avessero collocato in congedo illimitato provvisorio, fu richiamato alle armi per l’aggravamento della situazione al fronte e mobilitato in Albania. Il militare fu catturato e deportato dai tedeschi nel campo di Muhlberg e lì morì. Il 18 febbraio 1946 dal Ministero dell’assistenza postbellica, venne comunicata al sindaco di Orune la morte in Germania per fucilazione.

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