Nieddu: «L’ospedale di Sorgono non chiuderà»

L’assessore regionale ha incontrato i sindaci e i vertici del servizio sanitario Resta irrisolto (per ora) il problema di fondo: la carenza cronica di personale

SORGONO. Per il San Camillo di Sorgono non c'è la bacchetta magica e nemmeno soluzioni immediate, ma al momento solo possibilità, proposte. Però una cosa è certa: non chiuderà e probabilmente sarà scelto come sede di qualche settore sanitario specialistico. Almeno questo è ciò che è emerso dal faccia a faccia tra l'assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu e i sindaci della Comunità Montana del Mandrolisai e Gennargentu, riuniti due giorni fa in un consiglio di Comunità urgente, convocato dal presidente e sindaco di Atzara Alessandro Corona, a cui erano presenti anche i vertici della sanità provinciale con Gesuina Cherchi, commissaria dell’Assl di Nuoro, e locale con la direttrice di Distretto Paola Raspitzu. Il confronto ha visto l'alternarsi di diversi interventi con i sindaci a farsi portavoce dei disagi a cui via via il territorio ha dovuto sottostare. Disagi per i quali la causa, secondo Nieddu, è stata individuata nella mancanza di medici e personale infermieristico e oss. Sorgono non viene scelta come sede di lavoro di fronte alle più allettanti Cagliari e Olbia, «ma a questo si potrebbe rimediare – a detta dell'assessore – con incentivi ai medici e con conseguenze nel caso non si accetti l'incarico in una determinata sede – spiega il primo cittadino di Desulo Giancristian Melis –. Dall'incontro è emerso che l'impegno a reperire il personale da parte della Regione c’è». Gli specialisti sono quindi il vero nodo della questione che inevitabilmente riguarda anche i medici di medicina generale per i quali è in atto una vera e propria emergenza. Durante l'incontro, oltre al lungo elenco di criticità, sono stati sottolineati anche i lati positivi del presidio territoriale come quello della campagna vaccinale che ha visto il distretto di Sorgono tra i primi territori a coprire una larga fascia di popolazione, argomento sulla quale la coordinatrice Raspitzu, dopo aver fatto un bilancio sulle attività del Distretto, ha richiesto e proposto di aprire a una due giorni di vaccinazione per tutti coloro che ancora, per qualche motivo non si sono sottoposti alla campagna di immunizzazione, per raggiungere prima una maggiore copertura anche alla luce del focolaio verificatosi ad Aritzo. Per Alessandro Corona, «L'orizzonte è buio, resto politicamente deluso dall’incontro perché oltre alle problematiche che tutti conoscono, soprattutto le persone bisognose di cura, non è emersa nessuna strategia chiara per fronteggiare l’emergenza e ancora meno per il nostro presidio ospedaliero. Mi aspettavo più concretezza e più attivismo». «L'incontro è stato un primo passo importante ma non risolutivo – ha commentato invece il primo cittadino di Austis Benedetto Pitzeri –. Gli interventi hanno messo a nudo tutte le criticità ma hanno anche indicato possibili soluzioni. La Regione farà la sua parte e noi vigileremo perché il diritto alla salute non prevede zone di serie A o B».

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