Nuoro, arriva la radioterapia salvacuore

Il controllo del respiro nella cura dei tumori applicato con successo su diverse pazienti al San Francesco

NUORO. “Deep inspiration breath hold”. È il nome inglese di una metodica per il controllo del respiro, attuata con successo nel servizio di Radioterapia dell’ospedale San Francesco di Nuoro. Da gennaio, questa procedura, che interessa in particolar modo le donne affette da tumore alla mammella sinistra, è stata applicata ad una decina di pazienti che, partecipando attivamente, riescono a preservare al massimo l’organo vitale per eccellenza, il cuore, dagli effetti negativi dell’irradiazione. «Con l’inspirazione profonda si riesce ad allontanare l’organo dal campo delle radiazioni, riducendo al dose di raggi», spiega Salvatrice Campoccia, l’oncologa radioterapista a capo del servizio ospedaliero che qualche mese fa con il suo staff ha deciso di utilizzare la Dibh. Per potersi sottoporsi a questa metodica si segue un training specifico, nel quale un ruolo fondamentale è svolto dall’infermiere. «La paziente viene istruita a trattenere il respiro. Importantissimo dunque è il contributo del paziente che deve cercare di trattenerlo il più a lungo possibile” sottolinea la specialista.

Ogni singolo caso viene studiato prima, poi con uno spirometro, degli occhiali e un video collegato a un computer, lo stesso paziente assistito dall’infermiere può osservare il suo ciclo respiratorio in uno schermo e imparare a gestire la respirazione. «Con la pratica si arriva a trattenere il respiro sino ai 30 secondi, tempo necessario per l’irradiazione», sottolinea ancora la dottoressa Campoccia. Che questa innovativa ma tutto sommato semplice metodica funzioni, lo dice la pratica. «I dati in letteratura sono positivi: è dimostrato – dice l'oncologa radioterapista – che eseguendo l’inspirazione profonda il cuore si allontana sensibilmente dalla parete toracica». I benefici sono apprezzabile anche per le lesioni tumorali ai polmoni e nella parte superiore dell’addome, situazioni in cui si devono gestire terapie particolarmente complesse. Anche in questo caso occorre un lavoro preparatorio per studiare l’anatomia e comprendere in quale fase della respirazione il paziente deve restare in apnea per eseguire il bombardamento.

«In questo modo il nodulo polmonare non risente del movimento respiratorio, si ferma e dunque si restringe la zona colpita dalle radiazioni», spiega Francesca Cabras, fisico sanitario del reparto, la figura specializzata che, grazie a una serie di calcoli indica quale dose è in grado di colpire con precisione millimetrica le cellule tumorali e nel contempo risparmiare i tessuti sani. Se poi qualcosa dovesse andare storto e il paziente non riuscisse a fermare il respiro, allora l’acceleratore lineare utilizzato per i trattamenti radioterapici nell’ospedale nuorese diretto da Grazia Cattina e centro di riferimento regionale, si interromperebbe immediatamente. Sono due i macchinari del reparto D: il primo, un Versa Hd inaugurato nel 2018, unico nell’isola a poter eseguire trattamenti di alta specializzazione, si ferma automaticamente; il secondo strumento, un Oncor, viene bloccato con un pulsante dal tecnico che segue tutte le fasi del trattamento, frutto.

«Queste procedure – commenta la commissaria straordinaria della Assl Gesuina Cherchi – sono motivo di grande soddisfazione. Nonostante le difficoltà legate alla mancanza di specialisti, l’ospedale nuorese riesce ad esprimere standard elevati di assistenza sanitaria anche nel caso di patologie che necessitano di trattamenti radioterapici particolarmente complessi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

WsStaticBoxes WsStaticBoxes