Nuoro, addio a Salvatore Raggio: barba, capelli e cortesia

Lo storico barbiere si è spento a 91 anni, ma ha lavorato fino a due settimane fa. Un fuoriclasse della professione, inventore di una lozione apprezzata dal jet set

NUORO. È morto il maestro Salvatore Raggio, e con lui se ne va un pezzo di Nuoro in bianco e nero, ma ugualmente ricca di suggestioni, umanità e quel profumo di dopobarba che ti avvolgeva per l’intera giornata. Un marchio di fabbrica dopo che eri stato da lui nella bottega in via Leonardo da Vinci, sotto il Palazzo di giustizia. Aveva 91 anni, è stato colto da un ictus la scorsa settimana appena rientrato a casa per pranzo dal lavoro. Poi il ricovero al San Francesco e nella Rsa di Padru dove ieri è spirato.

In barberia andava ogni giorno. Cravatta ben annodata e la chioma ormai canuta pettinata all’indietro. Già, i capelli, era un miracolo che li avesse ancora alla sua età, ma chi meglio di lui poteva essere il più autorevole testimonial della pozione magica e misteriosa che aveva inventato ormai mezzo secolo fa e che pare proponesse a chi ne avesse bisogno. Sull’argomento la riservatezza era massima, anche se chi lo conosceva bene sapeva che si spostava anche di recente per raggiungere dei clienti facoltosi che non badavano a spese per una frizione e un massaggio nel cuoi capelluto con quel ritrovato che maestro Raggio trasportava personalmente in una valigetta 24 ore. Una delle ultime trasferte lo ha portato a Londra dove è stato ricevuto da una signora degli Emirati arabi, ma l’elenco dei clienti prestigiosi nella penisola e nelle località del jet set vacanziero della Sardegna sarebbe davvero lungo per questo stakanovista delle forbice e del pettine che ha girato il mondo grazie alla sua professione. Russia, Messico, Stati Uniti, solo alcune delle mete dove arrivava con l’aurea del parrucchiere fuoriclasse prima e poi come giudice internazionale nelle competizioni di acconciature maschili. Vinceva i campionati europei e mondiali. D’altronde questo lavoro, iniziato quando aveva appena 5 anni e proseguito fino alle 13 e 20 di quindici giorni fa quando ha avuto il malore, è stato tutto la sua esistenza. Una vita che divideva con l’amata moglie Maddalena, sposata 67 anni fa, i due figli e i cinque nipoti. Con una parentesi amarissima per lui, quando venne coinvolto nell’inchiesta sul sequestro del re del caffè di Nuoro, Gigino Devoto: era il 1985, Devoto era stato rapito dal salone di Raggio, allora era in piazza Vittorio Emanuele. Da quella storia Raggio venne totalmente scagionato.

Che fosse inverno rigido o estate afosa la sua giornata iniziava in barberia alle 7 e 30. Andava avanti fino alle 13 e poi di nuovo di pomeriggio fino all’ora di cena. Negli ultimi tempi non aveva più collaboratori e pensava personalmente ai clienti storici, tra una chiacchiera e l’altra e con la mano ferma come un tempo in quel salone che sapeva di antico, umanità predigitale. La poltroncina con il cavalluccio era per i più piccoli che potevano solo guardare quella dove si sarebbero accomodati da adulti. «Provavo a farlo rallentare ma era inutile, mi diceva che quella era la sua vita», racconta commosso il figlio Enzo. Oggi alle 15 e 30 i familiari e la città daranno al mastro Raggio nella chiesa di San Giuseppe l’ultimo saluto.

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