Salvatore Mannironi tra fede e politica

Alla Camera di commercio un convegno a più voci sulla figura del parlamentare e padre costituente a 50 anni dalla morte 

NUORO. Una figura politica di rilievo nazionale con la radici ben piantate in Sardegna, fautore della sua autonomia regionale in un contesto di interesse generale che è rappresentato dallo Stato, per la cui costruzione democratica ha operato da protagonista sin dalla nascita della Repubblica. Un antifascista cattolico che ha pagato con il carcere la sua intransigenza durante il regime. È questo in sintesi il pensiero del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla figura di Salvatore Mannironi a cinquant’anni dalla morte, che il capo dello Stato ha voluto omaggiare con uno scritto che introduce il volume «Salvatore Mannironi - Uno dei padri della Repubblica», a cura di Stefano Pira, presentato ieri al convegno dedicato al politico nuorese alla Camera di commercio. In un auditorium gremito di pubblico che da oggi, come ha annunciato il presidente Agostino Cicalò, sarà intitolato proprio a Mannironi (che della Camera di commercio fu presidente nel dopoguerra).

Politico di ispirazione cattolica, avvocato tra i più noti del foro di Nuoro, letterato, padre costituente, e poi deputato alla Camera, senatore, sottosegretario e ministro. «Un figura poliedrica, il testimone di un pensiero e di un agire coerenti in uno dei periodi più difficili della storia, il fascismo», ha detto il sindaco Andrea Soddu spiegando le ragioni che hanno indotto il Comune a patrocinare il convegno insieme con il Banco di Sardegna. E ha ricordato il suo impegno nella commissione dei 75, cioè il ristretto gruppo di parlamentari dell’assemblea costituente che materialmente si adoperarono per la stesura della carta costituzionale. Molti passi che riguardano l’autonomia delle regioni, ha detto Soddu, sono frutto del suo pensiero e del confronto serrato con quei componenti che al contrario volevano privilegiare l’accentramento dei poteri statali. «Un esempio per le generazioni più giovani», ha detto il sindaco, con un probabile, sottinteso riferimento autobiografico visto che Mannironi era il nonno materno: «È morto nella casa a San Pietro in cui era nato settant’anni prima, per lui la politica è stata mettersi al servizio degli ultimi e non uno strumento per arricchirsi».

«Un politico da studiare a fondo, e mi auguro che questo convegno sia solo il primo passo», ha detto Antonello Arru, presidente del Banco di Sardegna, ricordando il suo impegno sociale sin da giovanissimo con la fondazione del partito popolare in Sardegna, dove volle arginare coloro che ammiccavano al fascismo nascente; ancora, l’aver compreso l’importanza dell’associazionismo cattolico, con la creazione di una cooperativa di pastori di cui fu presidente.

Antonello Soro, a lungo parlamentare e garante nazionale della privacy dal 2012 al 2020, ha evidenziato come nel suo pensiero il rispetto della dignità della persona abbia un ruolo fondamentale, e come il suo essere profondamente cattolico fece da linea direttrice dell’azione politica. «Un galantuomo, schivo e riservato», dice di lui Soro, quanto tenace nel denunciare le ingiustizie sociali da «parlamentare instancabile» qual era.

Stefano Pira, docente di storia moderna all’università di Cagliari, presentando il volume di autori vari (23 i contributi proposti) che ha curato per il cinquantesimo anniversario della morte di Mannironi, ha poi descritto la formazione e l'attività del politico nuorese. Paola Piras, docente all’università di Cagliari, ha parlato del Mannironi letterato, a cominciare dalla passione per i romanzi di Grazia Deledda, mentre lo storico Carlo Felice Casula ha raccontato la profonda amicizia tra «Bobore Mannironi e Boboreddu Satta», l’autore del romanzo «Il giorno del giudizio». L’attore Giovanni Carroni ha letto alcuni scritti del politico, la cui figura è stata tracciata in un documentario di Giuseppe Puligheddu per l’associazione Istasac che si conclude con una frase di Mannironi: «La democrazia è una visione della vita. È cristianesimo applicato e realizzato nella vita culturale e politica. Gli uomini politici del passato, quelli che hanno fatto l’Italia, erano poveri e morivano poveri, con le mani pulite. Io desidero seguire questa tradizione». Un concetto, lo stretto legame tra fede, etica e politica, ribadito in conclusione dalla figlia Grazia Mannironi, preziosa custode della sua memoria. Dopo gli interventi di alcuni studenti, il presidente del Coni Sandro Floris ha ritirato il Premio Salvatore Mannironi 2021 assegnato agli atleti olimpionici Lorenzo Patta e Filippo Tortu.

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