La Nuova Sardegna

Nuoro

L’intervista

Il prefetto di Nuoro: «Dobbiamo lavorare uniti per il rilancio di questo territorio»

di Luciano Piras

	Il prefetto di Nuoro Giancarlo Dionisi nella sala delle rappresentanze del palazzo del Governo in via Deffenu (foto di Massimo Locci)
Il prefetto di Nuoro Giancarlo Dionisi nella sala delle rappresentanze del palazzo del Governo in via Deffenu (foto di Massimo Locci)

Giancarlo Dionisi fa il bilancio di un anno di attività in Barbagia: «Basta con la rassegnazione, i cittadini devono essere protagonisti del proprio futuro»

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Nuoro «Basta con la rassegnazione. Dobbiamo lottare e fare squadra, il rilancio del territorio deve partire da Nuoro, dal Nuorese». Alle 8,30 del mattino il prefetto Giancarlo Dionisi è già operativo. Giacca e cravatta, sempre inappuntabile, scende dal suo appartamento al piano di sopra, una sola rampa di scale, e va subito nel suo ufficio dello storico palazzo del Governo di via Deffenu. «È necessario risvegliare le coscienze – sottolinea –, i nuoresi devono essere protagonisti del proprio futuro».

«Tutti devono partecipare – aggiunge –, istituzioni, associazioni di categoria, ogni singolo cittadino può e deve dare un contributo al riscatto». Un anno dopo il suo arrivo in Barbagia, Dionisi è ormai un sardo acquisito. Va persino allo stadio Frogheri a tifare verdeazzurro, lui, romano di nascita e formazione, classe 1959, laziale da sempre. «La Lazio non si discute» sentenzia con un sorriso largo così. «Simpatizzo per il Cagliari, questo è vero – confessa –. Sono cresciuto con il mito di Gigi Riva e adoro Claudio Ranieri, mio concittadino, lui è un testaccino... ».

Nominato prefetto di Nuoro il 21 dicembre 2022, Giancarlo Dionisi ha preso il timone di via Deffenu l’11 gennaio 2023. Da allora è presente ovunque. Tossilo, cavallette, cantieri sulla 131 dcn, ferrovia, pullman degli studenti, dispersione scolastica, infiltrazioni mafiose, carcere («a proposito: è doveroso un omaggio alla direttrice di Badu ’e Carros Patrizia Incollu, è doveroso ricordarla sia professionalmente sia umanamente»), ospedali e medicina di base, sicurezza, numero chiuso a Cala Luna: non c’è tema che Dionisi non prenda di petto.

Non è un po’ troppo presente signor prefetto? Non c’è il rischio che si sostituisca addirittura ai sindaci?

«Faccio il mio lavoro – risponde –. E cerco di farlo nel miglior modo possibile».

Ma se lei è così presente, significa che da queste parti è assente la politica, sono assenti le altre istituzioni?

«Non parlerei di assenza. Parlerei piuttosto di défaillance comunicativa. Evidentemente qui gli attori coinvolti, pubblici e privati, non stavano più parlando tra loro. Ecco perché è necessario mettere tutti attorno allo stesso tavolo. C’è bisogno di una maggiore sinergia».

È la sua parola chiave, sinergia, quasi uno slogan da sbandierare e issare ovunque, in Baronia come nel Marghine, in Ogliastra come pure nel Sarcidano e nel Mandrolisai.

«Cerco di fare da collante, di attivare le giuste sinergie tra le istituzioni» ribadisce Dionisi proprio quando un raggio di sole entra dalla finestra e fa da occhio di bue su un libro, edizione Ilisso: “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta. Illuminante, per capire Nuoro e i nuoresi. «L’ho appena letto» si distrae un istante il prefetto.

«Qui più che altrove – riprende subito fiato – c’è molto da lavorare insieme. Se andiamo avanti spaiati, ognuno per conto suo, non arriviamo da nessuna parte. Invece dobbiamo tutti lavorare per lo stesso obbiettivo: il riscatto di questo territorio».

Un territorio sterminato, difficile da percorrere…

«Per arrivare in Ogliastra ci metto due ore, è molto faticoso. Il problema della mobilità è sotto gli occhi di tutti. Vorrei andare a parlare con la gente, con i giovani, nelle scuole. Come adulti abbiamo fallito (basti vedere le guerre in corso), dobbiamo dialogare con loro, con i ragazzi, intercettarli. È una attività che faccio molto volentieri, anche se è molto faticosa proprio per via della scarsa mobilità».

Lui, quando non è al lavoro, si muove con una Raw4 ibrida. «È una bella macchina, ma non guido io... ».

E chi la guida?

«La guida mia moglie, Simona, che vive qui con me».

Lei per seguire il marito a Nuoro ha dovuto lasciare il lavoro a Roma, «lavorava da un privato, ha perso il lavoro per seguirmi. Grazie a lei e alla sua presenza, io posso fare il prefetto senza l’assillo del pensiero che devo rientrare a Roma per rivedere la mia famiglia. Mia moglie mi aiuta tantissimo» sottolinea Dionisi. «Con Simona, grande camminatrice, facciamo delle bellissime passeggiate per Nuoro. Nuoro è una cittadina molto bella, peccato che si stia rassegnando, si stia ripiegando su se stessa, non è viva come invece merita e dovrebbe essere».

«Nuoro e l’intera provincia sono un territorio bellissimo – sottolinea Giancarlo Dionisi –, dal punto di vista paesaggistico, naturalistico. Certo un anno fa, quando ho lasciato l’incarico di Capo di gabinetto del dipartimento del personale del ministero dell’Interno per venire qui in Barbagia, non immaginavo di trovare un territorio con queste difficoltà economico-sociali».

Non a caso, fin da subito ha voluto ascoltare tutti i sindaci della vasta provincia nuorese: «A ciascuno di loro ho dato il mio numero di cellulare e tutti ora mi chiamano regolarmente».

Pungolo sia dei sindaci sia della Regione sia del Governo centrale, Dionisi ha dalla sua una fitta rete di relazioni con la capitale, visto che per tanti anni ha lavorato al Viminale. «Spesso risolvo i problemi con una semplice telefonata piuttosto che con una lettera» sorride.

Ci sarà pure qualcosa che le dà fastidio dei nuoresi?

«C’è stata. La diffidenza che hanno i nuoresi. Quella che Paolo Cannas, direttore generale della Asl, ha ribattezzato “la garbata diffidenza”. I nuoresi e i sardi in genere devono aprirsi di più, devono fidarsi di più degli altri, delle istituzioni. Altrimenti si crea un ulteriore ostacolo al rilancio del territorio».

La cosa invece che più le fa piacere, dei nuoresi?

«L’attimo dopo la diffidenza. È allora che il nuorese, il sardo diventa accogliente. A quel punto lo è per sempre»

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