La Nuova Sardegna

Nuoro

Il caso

Processo per l’alluvione Cleopatra, i consulenti del Consorzio di bonifica in aula: «L’evento di piena è stato eccezionale»


	I danni provocati dal ciclone Cleopatra
I danni provocati dal ciclone Cleopatra

La diga e ogni sua eventuale ipotetica possibile regolazione, per i due consulenti non avrebbe potuto influire sui sormonti dei varchi di Adu’e Mesu e Poiu

05 marzo 2024
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Nuoro «L’evento di piena è stato eccezionale rispetto ai parametri di progetto della diga e rispetto e dell’opera provvisionale avandiga». Ieri al processo per l’alluvione che vede imputate 59 persone, tra dirigenti e amministratori di enti locali, e rappresentanti di imprese, accusati a vario titolo di omicidio colposo e disastro colposo per il cedimento del manto stradale sul ponte in cui morì il poliziotto Luca Tanzi, per l’esondazione della diga Maccheronis, a Torpé, che intrappolò in casa, uccidendola, l’anziana Maria Frigiolini e per il cedimento del ponte sul rio Sologo a Galtellì, sono stati sentiti i consulenti tecnici, Marco Mancini e Claudio Di Prisco, nominati dagli avvocati Bastiano Chironi, Basilio Brodu e Mariano Mameli che tutelano il Consorzio di Bonifica della Sardegna centrale accusato di omissioni e irregolarità nei lavori e nella gestione delle dighe. «Il Consorzio – ha sottolineato l’ingegnere Mancini – mantenendo le paratoie chiuse del nuovo scarico di superficie, ha evitato di far trasferire portate incontrollate a valle, significative rispetto a quelle dell’evento alluvionale. La diga è risultata influente rispetto all’evento di piena. Non vi è alcun nesso causale fra i lavori in corso di esecuzione e quanto successo a valle. Non solo – ha sottolineato il consulente – la diga non ha subito danni e non è mai stata in pericolo, infatti il massimo livello raggiunto (46 metri) è risultato inferiore alla quota massima dell’invaso (46,5 metri slm). Non si sono verificati fenomeni di erosione al piede né problemi alla stabilità delle sponde dell’invaso. La Direzione generale per le dighe ha confermato tale situazione di sicurezza». In merito ai lavori sugli argini del Rio Posada i consulenti hanno dichiarato che l’argine al varco di Poiu come di Adu’e Mesu sarebbe stato sormontato anche in assenza della diga che risulta di fatto ininfluente sul processo di collasso dell’argine vecchio. «I due varchi – hanno aggiunto – non sono delle “finestre” aperte nel rilevato arginale ma dei varchi per l’accesso al cantiere che passavano sopra il vecchio argine». La diga e ogni sua eventuale ipotetica possibile regolazione, per i due consulenti non avrebbe potuto influire sui sormonti dei varchi di Adu’e Mesu e Poiu. Quanto all’inadempienza contestata al Consorzio del “servizio di piena” che secondo l’accusa non ha permesso di valutare e procedere ad una preventiva evacuazione delle aree colpite dall’esondazione del fiume Posada, i consulenti hanno rimarcato che non rientra nei poteri del Consorzio di Bonifica provvedere alla preventiva evacuazione di aree interessate da un fenomeno alluvionale, anche se in quella occasione funzionari tecnici e operai del Consorzio avevano comunque prestato la propria disponibilità ad eseguire tutte le attività loro richieste, collaborando a fornire informazioni e assistenza ai funzionari della Protezione civile che gestivano la situazione di crisi. Prossima udienza il 19 marzo. (k.s.)

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