La Nuova Sardegna

Nuoro

Il processo

Presunti maltrattamenti in una scuola di Budoni, in aula parlano le mamme

Presunti maltrattamenti in una scuola di Budoni, in aula parlano le mamme

Una delle ventotto parti civili: “Mio figlio ha assistito a tutto. A distanza di anni ne porta ancora i traumi ed è seguito da una neuropsichiatra”

13 giugno 2024
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Nuoro «Mio figlio rientrava da scuola e ogni due giorni mi diceva “Mamma, a scuola ci sono i muratori”. E io non capivo, perché avevo verificato che operai alla Materna non ce n’erano. Questa cosa l’ho capita solo quando, tempo dopo, i carabinieri mi avevano fatto vedere i video ripresi alll’interno delle classi. C’erano le maestre che facevano mettere i bambini con la testa sui banchi e poi colpivano il banco con il martello. Mio figlio ha visto, ha assistito ai maltrattamenti, nella classe affianco alla sua, perché spesso entravano anche loro. E dal trauma tutt’ora, che ha 11 anni, dorme con la luce accesa, e non va in bagno da solo». È un racconto sofferto, e a tratti persino interrotto dal dolore, ma lucido allo stesso tempo, quello che fa in tribunale la mamma di un bambino che nel 2018 frequentava la scuola materna di Budoni finita a suo tempo al centro di un’inchiesta per i comportamenti tenuti da alcune insegnanti.

A processo poi, con la formula della contestazione alternativa di maltrattamenti o abuso di mezzi di correzione, sono finite le maestre Maria Agostina Mundula, di San Teodoro, difesa dagli avvocati Lorenzo Soro e Gianfranco Careddu, e Antonella Goddi, di Nuoro, difesa dall’avvocato Carmine Farina. La mamma che per prima aveva denunciato che qualcosa non andasse si è poi costituita parte civile ed è seguita dall’avvocato Nello Ziri. Ed è stato proprio quest’ultimo, ieri davanti al giudice Alessandra Ponti, a farle raccontare cosa fosse accaduto in quel periodo. Il figlio della donna è una delle vittime dei presunti maltrattamenti. E così come in altri casi è stato ammesso come parte civile anche solo per avere assistito ai presunti abusi.

«Mio figlio aveva cominciato a rifiutarsi di andare a scuola, un giorno mi aveva detto che era stato chiuso nella mensa da solo – ha continuato a raccontare la mamma – si faceva la pipì adosso e altri bisognini. Non voleva dormire da solo e ha iniziato a isolarsi. Piangeva. Dopo che i carabinieri mi hanno fatto vedere i video ho capito tutto, e ho capito anche perché ogni tanto mi diceva che alla scuola materna c’erano i muratori. Nei video, infatti, si vedevano le maestre che facevano mettere ai bambini la testa sui banchi, e poi colpivano i banchi con il martello. Mio figlio ha visto i maltrattamenti, non si è ancora ripreso, anche se sono passati diversi anni: è tutt’ora seguito da una neuropsichiatra alla quale a suo tempo aveva raccontato che aveva visto i compagnetti di scuola picchiati». L’avvocato Soro, che insieme al collega Careddu, difende Maria Agostina Mundula, in aula ha chiesto alla teste se ricordava che a suo tempo le maestre avessero detto alla donna che il figlio aveva bisogno di un insegnante di sostegno, e la teste ha confermato. E la difesa ha ricordato anche che un’altra inchiesta, nei confronti di altre maestre della scuola, era finita con l’archiviazione. Sempre nell’udienza di ieri ha deposto come testimone pure un’altra mamma, che si è costituita parte civile con l’avvocata Milena Patteri. «Avevo due figli in quella scuola – ha raccontato la mamma – e poi li avevo dovuti ritirare per portarli in un’alltra scuola. Uno in particolare aveva iniziato ad avere incubi notturni, spesso tornava a casa che si era fatto addosso, ma entrambi tornavano a casa agitati, nervosi e violenti. Poi hanno cominciato un percorso di psicoterapia ed è venuto fuori tutto: avevano subìto traumi legati a ciò che avveniva nella scuola».

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