La Nuova Sardegna

Nuoro

L’inchiesta

Morti nel crollo del rudere: consulenze tecniche opposte

di Kety Sanna
Morti nel crollo del rudere: consulenze tecniche opposte

Ieri gli atti sono stati trasmessi al Pm che dovrà decidere sul rinvio a giudizio o l’archiviazione per i 13 indagati

4 MINUTI DI LETTURA





Nuoro Ieri al quarto piano del palazzo di giustizia di Nuoro, nell’ambito dell’incidente probatorio, è stata esposta e discussa la perizia depositata dall’ingegnere Aldo Mauri, incaricato dal gip del tribunale Mauro Pusceddu, su richiesta del pubblico ministero Riccardo Belfiori, di chiarire cause, condizioni dell’immobile, eventuali responsabilità e dinamica del cedimento del fabbricato che il 1° aprile 2024 causò la morte di Ythan Romano e Patryk Zola, 14 e 15 anni, rimasti schiacciati sotto le macerie dell’edificio abbandonato, a pochi passi dalla chiesa di San Domenico Savio. Secondo quanto emerso dalla relazione tecnica del Ctu, furono le azioni dei due ragazzini a provocare il crollo del solaio nella casa diroccata dove persero la vita. La perizia dell’ingegnere Mauri, esposta davanti alle parti e condivisa dai consulenti degli indagati, esperti di staticità di edifici, è stata al centro di un ampio contraddittorio. Da una parte le conclusioni a cui è giunto il consulente tecnico d’ufficio, secondo cui il cedimento che aveva poi causato la tragedia è da attribuire al ruolo attivo e determinante assunto dai ragazzi con le loro condotte. Dall’altra, quelle del consulente di parte, secondo cui la causa del crollo non può essere attribuita esclusivamente all’azione di due adolescenti. «Secondo quanto risulta agli atti – ha sostenuto Mauri – le persone offese hanno tenuto delle condotte tendenti a sgretolare le due pareti al primo piano che sostenevano il solaio: il loro intento era quello di farlo crollare. In particolare le condotte sono consistite nel percuotere le murature con grosse pietre e con assi di legno (simili a bastoni, tronchi o probabilmente spezzoni di tavole utilizzate comunemente in edilizia), andando a sgretolare le murature stesse, rimuovendone alcuni conci e riducendo progressivamente la loro sezione resistente alla sola zona di connessione d’angolo tra le due pareti». Una dinamica che, secondo il tecnico, avrebbe reso inevitabile il crollo. «Lo stato tensionale all’interno della struttura è andato via via ad aggravarsi – ha proseguito l’esperto – sin quando sono stati raggiunti e superati i valori delle capacità resistenti della porzione di muratura e dei conci che la costituivano, causando inevitabilmente il cedimento della stessa e il conseguente crollo del solaio». Di parere opposto l’ingegnera Carla Corimbi che riprendendo punto per punto tutti gli argomenti e la condotta causale esposta dal Ctu, ha sostenuto che la causa del cedimento del solaio non può essere attribuita unicamente ai due ragazzi. Secondo la consulente di parte, infatti, i muri del fabbricato erano in condizioni limite di equilibrio prima del collasso definitivo del giorno della tragedia, come anche sostenuto da Mauri nella sua relazione. La causa che aveva determinato il collasso della copertura del primo piano era da ricondurre al cedimento di due delle pareti sulle quali risultava appoggiata, ed era stato determinato dalla riduzione del coefficiente d’attrito per l’aumento del grado di umidità della muratura. Per Corimbi le azioni meccaniche eventualmente esercitate dai due quindicenni sui muri (e poi descritte dai testi in sede di indagini ndr), non possono essere state di entità tale da provocare il disfacimento delle pareti, né possono aver determinato autonomamente il loro collasso per ragioni legate alla modesta entità della forza che può derivare dal lancio di una pietra o di un mattone, da parte di un bambino. «L’azione esercitata con le cosiddette travi (indicate come bastoni o tronchi di legno peraltro non rinvenuti sui luoghi durante lo svolgimento delle indagini peritali), su un muro posto ad una quota di 2.70 metri dal piano di campagna, e sul quale si svolgevano le operazioni di percussione – ha aggiunto la consulente – è inverosimile in termini di azione distruttiva, poiché la forza impressa con un bastone o un tronco sul muro da un dislivello di quasi 3 metri è ridotta. Stesso discorso vale per il lancio di pietre “da fuori”». Secondo l’ingegnera, l’eventuale contributo al verificarsi del crollo da parte di azioni esterne, sulla base degli elementi disponibili, non può essere ricondotto alle parti offese e non può essere considerato fattore autonomo ma concorrente in un edificio oltre il limite della stabilità e della capacità portante. Ieri gli atti sono stati trasmessi al pubblico ministero che sulla base della qualità e della quantità dei dati raccolti, dovrà decidere se esercitare l'azione penale, cioè chiedere il rinvio a giudizio, oppure se archiviare l’inchiesta per i 13 comproprietari del casolare e del terreno, indagati per duplice omicidio colposo, e difesi dagli avvocati Patrizio Rovelli, Fabrizio Rubio, Concetta Sirca e Aldo Petta. I genitori dei due quindicenni, come parti offese sono rappresentate dagli avvocati Angelo Magliocchetti e Luca Sciaccaluga.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
L’indagine

Omicidio di Marco Pusceddu, ucciso nella sede del 118 a Buddusò – I nomi degli arrestati

di Redazione web
Le nostre iniziative