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Luras sotto choc

Mauro Zuncheddu morto in ospedale, parla il padre: «Ora vogliamo la verità, assurdo morire così»

di Stefania Puorro
Mauro Zuncheddu morto in ospedale, parla il padre: «Ora vogliamo la verità, assurdo morire così»

Le ultime ore di vita del 22enne di Luras raccontate dai genitori: «Era cosciente e rideva, poi il malore e la fine di tutto»

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Inviata a Luras Il dolore del padre sta tutto in una frase pronunciata più volte, quasi a inseguire una spiegazione che oggi ancora non c’è. Davanti alla foto del figlio nel giorno del diploma, Nino Zuncheddu prova a ricostruire gli ultimi giorni di Mauro, il giovane di Luras morto l’altro ieri all’ospedale di Tempio a 22 anni, a poche settimane dal suo ventitreesimo compleanno.

Accanto a lui la moglie Maria e il secondo figlio, Francesco, di 20 anni. Distrutti. Increduli. Devastati dal dolore. E in quelle parole, pronunciate a fatica e interrotte dal pianto, c’è tutto il senso della loro richiesta: «Vogliamo la verità sulla morte di Mauro».

Il racconto della famiglia inizia da giovedì scorso. «Mauro comincia ad accusare forti dolori alla spalla, al torace e alla schiena». In serata la madre lo accompagna al pronto soccorso dell’ospedale Paolo Dettori di Tempio. «Gli hanno somministrato degli antidolorifici in vena. Avrebbe dovuto fare una radiografia o una Tac, ma il reparto era chiuso».

Maria interviene mentre il marito parla e ripensa ai messaggi ricevuti dal figlio, mentre lei era seduta fuori dal pronto soccorso ad aspettarlo. «Gli avevano detto che poteva essere aria nello stomaco o un dolore muscolare», racconta.

«A quel punto a mio figlio – prosegue il papà – avrebbero detto che durante la notte non sarebbe stato possibile eseguire ulteriori accertamenti, che avrebbe potuto comunque restare o tornare a casa. E Mauro ha scelto di rientrare proprio dopo quella risposta».

Ma il giorno dopo i dolori non passano. Così, venerdì mattina, il ragazzo si precipita di nuovo in ospedale. «Dopo i prelievi e la Tac – dice Nino Zuncheddu – arriva la diagnosi: una polmonite con liquido nei polmoni».

La famiglia ricorda anche le attese e l’incertezza. «Chiedevamo se lo dovessero ricoverare oppure no e ci hanno detto che stavano valutando se mandarlo a casa con una terapia da seguire oppure ricoverarlo». Alla fine Mauro viene trasferito nel reparto di Medicina e qui inizia il ciclo di antibiotici.

Per i familiari nulla lasciava immaginare quello che sarebbe accaduto. «Era tranquillo, cosciente, parlava normalmente, scherzavamo – va avanti il padre –. E alle 9.45 dell’altro ieri mattina Mauro parla anche con la madre al telefono, dopo aver comunicato il suo numero di cellulare alle infermiere. Chiacchiera con la mamma, la aggiorna, la saluta». Poi il malore improvviso.

A parlare, con gli occhi gonfi per le lacrime versate, è anche il padrino-zio del ragazzo, che l’altro ieri mattina era andato all’ospedale di Tempio per accompagnare un’altra persona a fare degli esami. «Mentre aspettavo, ho detto che sarei salito a trovare mio nipote. Ma lungo il corridoio mi sono trovato davanti la barella con Mauro. Abbiamo saputo che si era sentito male mentre andava in bagno a farsi la doccia. Era caduto una prima volta, aveva chiesto aiuto, poi si era riaccasciato».

Ed è stato in quel momento che hanno deciso di trasferire il ragazzo, con l’ambulanza, verso la zona in cui stava atterrando l’elisoccorso. «Ma non è mai arrivato nemmeno all’ambulanza», aggiunge il padrino.

«E mia moglie, che in quel momento era lì – prosegue Nino Zuncheddu – ha visto il braccio di Mauro scivolare giù dalla barella, su un lato. Tutti inutili i tentativi per rianimarlo».

La voce si spezza di nuovo. «No, non si può morire così». Ma nel dolore più profondo la famiglia continua a chiedere risposte senza accusare nessuno. «Lo ripetiamo ancora: vogliamo la verità. Vogliamo capire cosa è successo, vogliamo sapere perché nostro figlio non c’è più».

Per questo i genitori di Mauro si sono affidati agli avvocati Andrea Maurelli e Salvatore Deiana che già nelle ore successive alla tragedia hanno iniziato a occuparsi del caso. È stato nominato anche un medico legale di parte che assisterà all’autopsia, inizialmente prevista per oggi e poi rinviata proprio per consentire tutti gli accertamenti nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Tempio.

Intanto Luras, continua a stringersi attorno alla famiglia e agli amici di Mauro. I ragazzi che lo conoscevano parlano di lui come di una presenza trascinante, sempre sorridente, piena di idee e di entusiasmo. Da poco aveva fondato insieme ad altri giovani l’associazione “S’Istaffa in Bidda”, nata con l’obiettivo di organizzare eventi e iniziative per il territorio. Il primo appuntamento avrebbe dovuto essere a settembre, con una festa della birra a cui teneva tantissimo. Adesso quell’associazione porterà il suo nome e ne farà parte anche il fratello Francesco.

Proprio Francesco prende in mano il cellulare e scorre i tantissimi messaggi scritti sui social da parenti, amici e conoscenti. Li legge ad alta voce ai genitori, uno dopo l’altro, con una fatica che si fa sempre più sentire. In quei post c’è il ritratto più autentico di Mauro: il sorriso, la generosità, la voglia di costruire qualcosa per il suo paese e per il futuro.

«Quando mio fratello aveva un obiettivo riusciva sempre a raggiungerlo, perché era molto determinato – racconta Francesco –. Lui era elettricista e avrebbe voluto creare una sua azienda, lavorare in proprio, crescere. Ci credeva davvero. Un sogno rimasto sospeso, insieme a tutti i progetti che Mauro aveva appena iniziato a immaginare».

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