Omicidio Marongiu: l’esecuzione in piazza con nove colpi di pistola, il finto attentato ad Arzu e la cattura, il ruolo dei familiari – Cosa sappiamo
A quasi due anni dall’assassinio finiscono ai domiciliari i fratelli e il nipote del presunto killer, suicida in carcere
Arzana Il 9 luglio 2024, poco dopo le nove del mattino, Vincenzo Beniamino Marongiu, 52 anni, viene freddato con nove colpi di pistola in piazza Roma ad Arzana. Una vera e propria esecuzione: il colpo di grazia alla tempia è esploso a distanza ravvicinata quando la vittima è già a terra. I sicari lo inseguono all'uscita dal bar dove aveva preso alcuni caffè da asporto.
La vittima ha un lungo passato giudiziario. Nel 2016 viene sorpreso con tre complici in un casolare abbandonato con marijuana e armi. Nel 2018 un nuovo arresto: è accusato di essere il capo di una banda nel traffico di droga, armi civili e militari, reperti archeologici e gioielli rubati.
Le indagini dei carabinieri di Lanusei e del Nucleo investigativo di Nuoro puntano fin da subito su Sandro Arzu, 56 anni. Ad Arzana si muovevano due gruppi rivali in lotta per il controllo del territorio e del narcotraffico, e in questo contesto si collocano sia il ferimento di Arzu in un agguato che l'omicidio di Marongiu. Ma Arzu è introvabile: dall'8 marzo 2023 non si era presentato in caserma per l'obbligo di firma e aveva lasciato la sua auto in una strada sterrata con macchie di sangue, per far credere di essere stato ucciso.
La chiave che sblocca il caso arriva dalle intercettazioni. La svolta è contenuta nelle intercettazioni disposte dalla Dda per un'inchiesta su un traffico di droga nei confronti di un pregiudicato di Sestu, che aveva incontrato Arzu. L’uomo rivela al padre che Arzu, al momento dell'omicidio di Marongiu, indossava un giubbotto antiproiettile: un dettaglio che solo il killer e gli investigatori potevano conoscere, diventando così prova della sua identità.
Il 26 maggio 2025 arriva l'arresto. I carabinieri individuano Arzu a Cagliari e procedono al fermo. La pistola trovata in suo possesso viene inviata ai laboratori del Ris per le analisi. Le telecamere di sorveglianza immortalano il presunto killer — bermuda, maglietta blu e cappellino da baseball calato fino al naso — identificato dagli inquirenti come Arzu. Contestualmente vengono fermati anche i fratelli Roberto e Sergio, il nipote Gianluca e Pier Giorgio Piras, accusati di concorso e favoreggiamento
Nella notte tra l'8 e il 9 giugno 2025, nella cella di Uta dove era detenuto in isolamento, Sandro Arzu si toglie la vita. Lascia un biglietto ai familiari, chiedendo scusa per le sofferenze e assumendosi la responsabilità delle accuse, cercando così di scagionarli.
Il gesto produce un effetto immediato sul piano giudiziario. Il Tribunale del Riesame annulla le ordinanze cautelari contro i familiari, motivando che «gli elementi a disposizione non consentono di fondare un giudizio di qualificata responsabilità» e che i quattro non avrebbero fornito alcun apporto concreto all'omicidio.
Ora la svolta con la misura cautelare degli arresti domiciliari per Roberto, Sergio e Gianluca Arzu. Secondo gli inquirenti avrebbero avuto un ruolo di monitoraggio e supporto nell’esecuzione del delitto di cui Sandro Arzu sarebbe stato l’esecutore materiale. I tre sarebbero stati presenti sul luogo dell’omicidio con il compito di controllare i movimenti della vittima e segnalarne la presenza.
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