La Nuova Sardegna

Olbia

LA STORIA

Primo maggio, tra feste e comizi

 Primo maggio, tra feste e comizi

La celebrazione fu introdotta in città ai primi del Novecento

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TEMPIO. C'è stato un tempo, non troppo lontano, in cui a Tempio quella del Primo Maggio era festa grande, di popolo, vissuta e partecipata. Aveva preso ad esser celebrata nei primi due decenni del Novecento, introdotta in una città dove primeggiavano intellettuali socialisti, con le attività sugheriere che garantivano occupazione ed emancipazione non solo agli uomini ma anche alle donne.

Scomparve per tutto il Ventennio fascista, periodo durante il quale la celebrazione della Festa del Lavoro era vietata dappertutto, con particolare rigore in alcuni centri, fra i quali il vecchio capoluogo della Gallura data la connotazione socialistezzante, culturale e libertaria della sua società. Ma tanto erano profondi e radicati il significato e il valore di quella ricorrenza a carattere mondiale che anche durante quel periodo buio la festa non mancò in di esser celebrata, clandestinamente s'intende. In alcuni anziani della città perdura il ricordo di quella ricorrenza celebrata simbolicamente e laconicamente nella tipica casa di vigna nella campagna intorno alla città. Si cita il caso di "frati Jò Jò", al secolo Addis, nota famiglia tempiese di intellettuali e sugherieri di fede socialista. C'è chi non manca di aggiungere che in quella occasione venisse occultamente tirata fuori la bandiera rossa, altrimenti ben recondita in qualche punto inaccessibile del luogo. Con la riconquista, a seguito della guerra di Liberazione, della libertà a partire dalla metà del 1945, a Tempio la Festa del Lavoro tornò ad esser celebrata con larga partecipazione di popolo e con rigenerata voglia di far trionfare i principi di una società fondata sulla libertà, sull'uguaglianza e sul lavoro. I festeggiamenti prendevano avvio con un raduno in mattinata in piazza Gallura, al suono della banda musicale e con i discorsi di dirigenti sindacali e dei partiti politici della sinistra locale. Concluso il raduno si muoveva tutti insieme verso la Pineta di San Lorenzo, ai bordi della città, dove sotto gli alberi aveva luogo il pranzo all'aperto che coinvolgeva le famiglie intere e larghe comitive. Nel pomeriggio, nel sottostante viale della Fonte Nuova, seguiva il grande ballo. Si danzava fino a sera. Questo tipo di festa popolare andò avanti per tutti gli Anni Cinquanta, fino a che nuove mode e nuove mentalità non valsero ad introdurre nuovi costumi di vita e nuovi modi di aggregazione. Nei primi Anni Sessanta la Piazza Gallura dei comizi sindacali divenne il luogo della celebrazione della messa di San Giuseppe falegname, non a caso trasformato in patrono dei lavoratori. Ma anche quella cerimonia non durò che poco tempo. (t.b.)

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