La Nuova Sardegna

Olbia

Cleopatra, l’inchiesta ora è divisa in sei

di Giampiero Cocco
Cleopatra, l’inchiesta ora è divisa in sei

La svolta dopo la chiusura del primo troncone con 13 persone indagate per disastro ambientale e omicidio plurimo colposo

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OLBIA. Mentre gli avvocati dei 13 indagati prendono visione degli atti sulla disastrosa alluvione che ha colpito la Gallura il 18 novembre scorso, l’inchiesta principale condotta dal capo della Procura Domenico Fiordalisi è stata divisa in ben sei tronconi. Quella chiusa la settimana scorsa con l’avviso di concluse indagini per amministratori regionali e locali, tecnici e responsabili della Protezione civile isolana e gallurese è infatti soltanto la prima tranche della mega indagine portata avanti dalla magistratura gallurese dal novembre scorso, quando il passaggio del ciclone Cleopatra provocò tredici morti e danni per oltre ottocento milioni di euro alle infrastrutture pubbliche, alle campagne e agli immobili pubblici e privati.

Nulla trapela dagli uffici della Procura gallurese, ma il lavoro attorno ai sei tronconi rimasti ancora aperti è intensissimo. Ogni sottofascicolo metterebbe a fuoco – il condizionale è d’obbligo, essendo l’intera inchiesta secretata – un aspetto di quanto si è verificato quel giorno e su quali problematiche del territorio avrebbero contribuito ad ingigantire l’onda d’urto della pioggia torrenziale che, precipitando nel bacino imbrifero di Olbia, si è riversata sulla città e nelle campagne. Le diverse perizie disposte dal procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi (che nelle settimane scorse ha avocato a se l’indagine principale sottraendola al sostituto anziano Riccardo Rossi) e dal precedente inquirente avrebbero evidenzieto le diverse criticità rilevate nella rete di canali che attraversano il centro urbano per smaltire le acque piovane, canali che nel tempo sono stati tombati o il cui corso è stato deviato per lasciare spazio al mattone. In queste scelte di natura prettamente politica hanno avuto un loro ruolo importante, per l’assenza di una pianificazione urbanistica, i sedici piani di risanamento che hanno fatto diventare grande la città, cresciuta tumultuosamente attorno al vecchio centro storico e al porto commerciale sfruttando arree alluvionali. I rivoli ancora aperti dell’inchiesta sul ciclone Cleopatra lasciano intuire che prima della chiusura finale dell’indagine (ancora pochi mesi, entro la fine dell’estate) diverse altre persone finiranno (o sono già finite?) sul registro degli indagati, a far compagnia alle tredici persone già indiziate di un reato che si annuncia comune per tutti: disastro ambientale e omicidio plurimo colposo.

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