Ultimatum del gruppo Udc alla giunta di Giovannelli
Langiu, Corda e Giua chiedono un cambio di passo nell’attività amministrativa «Basta con le parole. Servono azioni eclatanti o in primavera si torna a votare»
OLBIA. Ultimatum alla maggioranza. Il gruppo Popolari per la Sardegna – cioè l’Udc senza il simbolo ma con lo scudocrociato cucito sul cuore –, abbandona i toni concilianti di aprile. Se il sindaco Gianni Giovannelli non darà uno sprint all’attività amministrativa, è pronto a staccare la spina. Per ora il gruppo guidato in aula da Stefano Giua resterà in maggioranza. Non per il fascino della poltrona o per scarso coraggio, ci tengono a precisare. Giua, Vito Langiu e Gian Luca Corda preferiscono la definizione di “responsabili”. «Il momento che attraversa Olbia è troppo delicato – commenta il segretario cittadino dell’Udc, Gianni Derosas –. Ci sono nodi cruciali da affrontare per questo territorio. Il San Raffaele, l’ipotesi di accorpamento della Asl 2 con quella di Nuoro o Sassari, dell’Autorità marittima con Cagliari. E poi la vertenza Meridiana, la discussione del puc, il pul. Ma non rientriamo in giunta». Già ad aprile il gruppo, dopo le dimissioni dell’assessore Vincenzo Cachia, aveva bacchettato la giunta Giovannelli. Più con la piuma che con il maglio grosso. «Ora è diverso – rassicura Vito Langiu –. Non saremo semplici alzatori di mano in aula. Pretendiamo un cambio di rotta. E basta documenti da approvare in aula che finiscono nei cestini della Regione e del Governo. Serve una mobilitazione, servono azioni eclatanti. Si deve ritornare a lottare in piazza».
Udc nel cuore. La polemica del simbolo appassiona più i puristi della politica che i cittadini. Ma il segretario Derosas ci tiene a sottolineare l’appartenenza. «Noi siamo assolutamente dell’Udc – commenta –. Abbiamo la benedizione del segretario regionale Giorgio Oppi. Non abbiamo il simbolo del partito? Il logo è pura materia». Derosas confessa anche di essere stato indicato come successore del dimissionario Cachia. «Il mio nome era stato fatto da Oppi e condiviso dal partito – dice –. Ma non c’erano le condizioni e non ci sono oggi per rientrare in giunta».
Alluvione, Asl e Port authority. Il gruppo dei Popolari per la Sardegna anticipa in conferenza stampa la sua posizione su tre dei temi all’ordine del giorno. No all’accorpamento delle Asl e dell’Autorità portuale. E stop alla linea morbida per ottenere i risarcimenti post alluvione. «All’indomani dell’alluvione chiedemmo alla giunta un impegno concreto per aiutare le persone che avevano subito danni alle case, perso macchine, beni mobili – aggiunge Derosas –. La nostra proposta venne bollata come folcloristica. Purtroppo non ci sarà ristoro di alcun tipo per nessuno. L’intera Sardegna conta un milione e mezzo di abitanti, cioè un quartiere di Roma. Agli occhi del Governo non contiamo nulla. Servono azioni drastiche, dure. Basta parole». Sulla stessa linea il segretario Giua. «Ci sono dei momenti in cui si devono battere i pugni sul tavolo per ottenere qualcosa – aggiunge – E invito il sindaco e la giunta intera ad assumere una volta per tutte azioni serie, decise». Dice basta alla linea morbida della maggioranza anche Gian Luca Corda. «Dopo le dimissioni di Cachia non siamo andati all’opposizione per non fare gli Schettino della situazione – commenta –. Restiamo, ma con un atteggiamento critico. Non siamo disposti a votare per vincolo di maggioranza. L’interesse dei cittadini sarà l’unica luce che guiderà le nostre scelte».
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