Misure anti-alluvione a Olbia, Maninchedda: «Non esiste un piano bis»

Un'immagine dell'alluvione a Olbia nel 2013

L’assessore regionale chiarisce che l’unico progetto per mettere in sicurezza la città, approvato e finanziato, è il Mancini

OLBIA. Alla polemica preferisce la linea del lavoro. L’assessore regionale Paolo Maninchedda affida al suo blog il primo commento sul bando del Comune per un progetto alternativo al Piano anti-alluvione firmato da Marco Mancini. Maninchedda non lo dice mai apertamente ma fa capire che su una scelta di questo tipo ci sono forti dubbi di legittimità. La Regione, dopo un percorso lungo due anni, insieme all’amministrazione Giovannelli aveva messo a punto un piano per la mitigazione del rischio idraulico. Il progetto, dopo aver ricevuto l’ok dell’Autorità di bacino si è fermato allo step della valutazione di impatto ambientale. Nel frattempo è stato finanziato per 120 milioni di euro, 80 li ha messi il Governo. A dicembre il Comune ha bandito una gara da 200mila euro per assegnare un nuovo incarico e progettare un piano alternativo.

Il blog. «La Regione ha conquistato tempestivamente le coperture finanziarie, ha predisposto un progetto e lo sta sviluppando – scrive sul diario virtuale Maninchedda, nel suo ruolo di commissario del Governo per la gestione del dissesto idrogeologico della Sardegna –. Ha finanziato le opere connesse e intende vederle realizzate. La Regione fa valutare legalmente ogni sua azione su questa materia e se ravvisasse la frapposizione di ostacoli illegittimi o di ritardi ingiustificati alle opere di prevenzione e di tutela, agirebbe e agirà di conseguenza». L’assessore prende poi le distanze da chi mette sullo stesso livello il Piano Mancini e il bando per lo studio di fattibilità voluto da Nizzi. «Non si può mettere sullo stesso piano chi cerca di correre e chi cerca di ripartire – si legge ancora sul blog –. Sono due livelli di responsabilità diversi e ognuno risponderà per sè».

Un piano, un progetto. Olbia oggi ha un piano anti-alluvione approvato e finanziato. È quello realizzato dall’ingegnere idraulico Marco Mancini. Un piano articolato che ha superato il lungo percorso a ostacoli della burocrazia. Studio di fattibilità, voto del Consiglio, osservazioni dei cittadini, Autorità di bacino, piano degli espropri, finanziamenti. Tra i pilastri del Piano Mancini c’è l’abbattimento delle cosiddette opere incongrue, 17 tra ponti e attraversamenti che fanno da tappo al regolare flusso delle acque dei fiumi. Le demolizioni sono strettamente legate alla realizzazione delle vasche di laminazione, quattro depressioni nelle quali far tuffare i fiumi ingrossati da piogge più abbondanti del normale, evitando così l’allagamento della città.

Le vasche. Il primo lotto del Piano Mancini, le vasche di laminazione è sotto il diretto controllo della Regione. L’ente cagliaritano si è sostituito al Comune che non intendeva portare avanti l’opera. La progettazione dei bacini è già stata assegnata. Il passo successivo è la gara d’appalto.

Bando per il piano bis. Il 30 dicembre l’amministrazione Nizzi, contraria da sempre al Piano Mancini, ha pubblicato il bando per redigere uno studio di fattibilità alternativo. Si tratta del primo stadio di un percorso a ostacoli. Seguendo i tempi indicati dal bando e senza alcun intoppo lo studio potrebbe essere presentato sul tavolo dell’Autorità di bacino per l’estate. Solo se arriverà il via libera il Comune passerà al progetto definitivo che dovrà essere poi valutato dal punto di vista dell’impatto ambientale.

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