Olbia, ma la salvaguardia idraulica è di destra o di sinistra?

L'alluvione a Olbia

Sono trascorsi poco meno di 1200 giorni da quel tragico 18 novembre 2013, ma la città è sempre esposta
al rischio alluvione

OLBIA. Sono trascorsi poco meno di 1200 giorni da quel tragico 18 novembre 2013, quando la città pagò con tante vite umane e danni ingentissimi, il passaggio del Ciclone Cleopatra. E nonostante il tempo trascorso, tre anni e 3 mesi, ancora le opere per la mitigazione del rischio idraulico fanno parte della sfera progettuale invece che di quella concreta dei lavori avviati. La solita questione dell’Italia che rallenta tutta per la burocrazia? Macché, stavolta il problema è che la sicurezza dei cittadini sembra essere una “semplice” questione di destra o di sinistra. Perché il Piano Mancini, approvato dalla scorsa amministrazione, è diventato prima il terreno preferito dello scontro elettorale alle comunali, sino a diventare decisivo per l’elezione del suo grande nemico, Settimo Nizzi. Ora il neo sindaco ne sta facendo una crociata personale: come il matrimonio di manzoniana memoria, anche il piano Mancini non s’ha da fare. Ma il sospetto che la mitigazione del rischio idraulico fosse una mera questione politica lo si è capito sin dalla scorsa legislatura, quando in aula tutta la maggioranza era d’accordo per approvare il progetto redatto da un professore di ingegneria idraulica al politecnico di Milano (dunque, per tornare al Manzoni, non un Azzeccagarbugli qualsiasi), tutta la minoranza di centrodestra contraria. E tutti, sia da una parte che dell’altra del campo, avevano in mano la sfera della verità: quel piano è perfetto, no quel piano non vale niente.

Nizzi, che di professione fa il medico ortopedico, è sicuro: «Con il piano Mancini la città si allagherà comunque”. E quindi ha fatto fare un bando, spendendo circa 200mila euro di soldi del Comune, per trovare un nuovo piano alternativo. Che, per riuscire a vedere la luce (se tutto va bene), dovrebbe impiegare qualcosa come sei mesi solo per finire sul tavolo dell’Autorità regionale di bacino, che già aveva promosso il progetto dell’ingegner Mancini. A quel punto non si capisce per quale motivo, dopo aver promosso un piano che è anche finanziato dal governo, l’Autorità d’ambito possa scartarlo per far posto a un altro. Un rompicapo, un gioco di scatole cinesi quasi. Ah, nel frattempo saranno passati altri 200 giorni. Con la città sempre in attesa delle opere di salvaguardia....

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