La Nuova Sardegna

Olbia

«Così mi sono liberato del diavolo» 

di Stefania Puorro
«Così mi sono liberato del diavolo» 

Francesco Vaiasuso ha raccontato la sua esperienza in un incontro nella chiesa della Salette col parroco esorcista

16 giugno 2017
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OLBIA. A tu per tu con il diavolo. Don Gianni Sini, esorcista e parroco della Salette, ha a che fare con lui da circa 30 anni. E così, il prete, racconta come il diavolo sia cambiato: «Si adegua ai tempi che viviamo e, quindi, viaggia pure su internet. Sì, perché anche i riti satanici si fanno on line ed è in quelle circostanze che molte persone vengono poi possedute».

E proprio un ex posseduto, che dice di aver avuto il diavolo in corpo e migliaia e migliaia di demoni, ha ripetuto la sua storia per la prima volta in Sardegna. Davanti a un pubblico numerosissimo, ha parlato sabato sera nella chiesa de La Salette. L’occasione è stata la presentazione del libro “In viaggio con l’esorcista”, che don Gianni Sini ha scritto con Pasquale Demurtas. A fianco agli autori di questo lavoro e al giornalista Gianni Garrucciu che ha moderato l’incontro, un ospite singolaree: Francesco Vaiasuso, 46 anni, di Alcano (Sicilia) dove vive e fa il gallerista d’arte insieme alla moglie Daniela. Una donna forte e coraggiosa, che non ha mai pensato un solo minuto di andarsene da casa, nonostante abbia vissuto anni davvero traumatici.

I banchi della chiesa si sono riempiti in pochi minuti mentre una folla ha preso d’assalto il banchetto esterno sul quale si trovavano il libro di don Sini e Demurtas e quello scritto da Vaiasuso in cui parla degli anni terrificanti trascorsi in compagnia di Satana e delle 27 legioni di demoni. Oggi, però, Vaiasuso è un uomo sereno, sorridente, felice. E’ una persona che ama profondamente la vita e che da questa vuole prendere il meglio.

Tra il pubblico anche molti scettici, ma anche tanti che la pensano diversamente e altri ancora che hanno cambiato idea proprio sabato, ipnotizzati e colpiti dalla storia di Vaiasuso e dalla sua verità.

Vaiasuso è partito dall’inizio. Da quando aveva 4 anni e soffriva di crisi respiratorie. I medici dissero che si trattava di asma a livello acuto. «Il diavolo era già entrato nel mio corpo, ma ancora non lo sapevo -. Non stavo bene, ero sempre stanco. Fino a 31 anni entravo e uscivo dall’ospedale per le mie allergie, che non riuscivo a superare e a contrastare. Poi l’incontro con un gesuita, avvenuto quando avevo 31 anni, che mi disse che il demonio poteva essere la causa di molte malattie. Rimasi incredulo. Ma fu lui a pronunciare la prima preghiera di liberazione. Mi mise l’olio benedetto sulla fronte e il mio corpo si irrigidì. C’era qualcosa che mi esplodeva dentro, poi venne fuori una voce che diceva: “Sono Satana, Francesco è mio.. Gesuita, vattene, mi fai schifo”. Io finii a terra davanti a mia madre e mio fratello sotto choc. Da quel momento le possessioni mi tormentarono e mi devastarono giorno e notte, senza tregua. Allora andai da Padre Matteo La Grua, uno dei più importanti esorcisti del XX secolo. Il diavolo fece di nuovo sentire la sua voce, che non era la mia, e poi altre voci annunciarono che dentro di me c’erano 27 legioni di demoni. La Grua mi disse che avrei avuto bisogno di tanti esorcismi, aggiungendo che però io ce l’avrei fatta. Anche se la battaglia è durata 5 anni e mezzo».

Secondo Vaiasuso, tutto cominciò a causa dell’invidia nei confronti della madre parte di una sua amica. «Si chiamava Caterina, era gelosa del fatto che mia madre si fosse creata una famiglia e che a lei le cose non fossero andate bene. Al punto che mi fece portare da un suo amante a una messa nera e lì mi fecero bere una coppa di sangue».

Ma mai e poi mai, il gallerista di Alcano avrebbe pensato di essere posseduto.

«Vivere e raccontare ciò che ho vissuto non è facile. E’ inquietante. Ero dentro l’inferno. E, oggi, ho capito quando sia importante perdonare i nemici. Il demonio mi catapultava in un mondo oscuro, mi convinceva che fossi un animale, controllava la mia mente. Vivevo tra ragni e serpenti, gli stessi che poi man mano uscivano durante gli esorcismi. Il mio corpo sbatteva da una parte all’altra e la sofferenza era pazzesca. Era come se mi squarciassero la carne con delle lame». Per anni, anche spinto dalla moglie, Francesco Vaiasuso ha tentato di farsi curare dai migliori specialisti. «Ma non c’era nulla da fare. Perché la colpa era del diavolo. E anche Daniela si è convinta che questa era la drammatica realtà. Preghiera su preghiera gli spiriti se ne andavano e quando avevo 36 anni la mia asma era sparita. Ma ero ancora prigioniero. “Siamo qui per l’invidia di Caterina”... dissero le legioni ancora presenti in me. Sino al 25 novembre 2007, quando sono finalmente guarito. Mia moglie ha vissuto questo incubo con me, senza mai mollare. E infatti il diavolo la considerava la sua “spina nel fianco”».

Ma se Vaiasuso avesse ascoltato una storia di possessione da spettatore, ci avrebbe creduto? «Sicuramente all’inizio no. Ma, ripeto, io sono sempre stato vigile. Ho parlato in indiano, in latino, in tante lingue che nemmeno conosco. E mia moglie era sempre presente. Di fronte a questa realtà allora dico sì, avrei sicuramente creduto a una storia come la mia».

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