Scuole e Prospettiva Donna «Uniti contro la violenza»

L’associazione celebra l’8 marzo con un convegno dedicato a Etty Hillesum Le riflessioni dei ragazzi e il messaggio di chi ha vissuto con un marito-mostro

OLBIA. Sembra quasi di vedere il suo sorriso. Anche se lei non c’è, nella sala del museo archeologico. E’ il ritrovato sorriso di una donna che ha avuto il coraggio di scappare e di denunciare il marito-mostro dopo 33 anni di botte. E’ il sorriso di una donna finalmente libera, che non ha più paura di essere picchiata.

Roberta, nome di fantasia, ha 77 anni e ha lasciato un segno profondo tra le operatrici di Prospettiva Donna. Coloro che l’hanno aiutata, presa per mano, accompagnata verso una vita di nuovo serena. E proprio Roberta, in occasione dell’8Donna (celebrato per il decimo anno di fila), coordinato dalla giornalista Titti Damato, ieri ha voluto lanciare un messaggio, letto dalla presidente del centro antiviolenza Patrizia Desole. «Ai primi segnali, non minimizzate. Ribellatevi e reagite il prima possibile. Non fate come me: parlate, chiedete aiuto e soprattutto mettete al centro di tutto voi stesse. Lavorate su di voi, perché la vostra vita vale».

Le parole di Roberta si sono affiancate al grande lavoro dei veri protagonisti dell’8Donna: gli studenti dell’istituto Panedda, dello scientifico Mossa, del classico Gramsci di Olbia e degli istituti Fermi di Buddusò e Costa Smeralda di Budoni, che negli ultimi mesi hanno partecipato al progetto “SaS” (Sardegna a scuola), sostenuto e voluto dall’assessorato regionale alla Cultura. Numerosi gli alunni coinvolti e, tutti, hanno portato avanti un percorso di formazione sulla violenza di genere e le sue radici.

Un progetto che, dopo la formazione dei ragazzi, ha avuto un esordio coinvolgente, con una mostra e un convegno su Etty Hillesum, pensatrice olandese di origini ebraiche il cui destino è stato fortemente segnato dalla tragedia della Shoah. Ieri il finale, al museo, col convegno conclusivo “Le radici della violenza. Etty Hillesum: lezioni di umanità”, con l'approfondimento della giornalista Marella Giovannelli.

Tanti gli interventi, tanti i momenti di riflessione. E gli alunni sono saliti in cattedra con le parole, la musica, le poesie, le interviste, i video. Un giovane studente di Budoni, originario del Marocco, ha parlato della condizioni della donna nel suo paese, mentre Alice Masala, ha raccontato un altro tipo di violenza, il bullismo, di cui lei è stata vittima. Momenti toccanti ed emozionanti.

Maurizio, invece, alunno dello scientifico Mossa, ha parlato di una condizione della donna «cambiata solo a parole. Sì, la donna è più emancipata - ha detto -, ma basta guardare i dati sulle violenze domestiche e sui femminicidi e il quadro è sempre più drammatico». Poi un appello accorato, da parte di Maurizio. «La società non ci ascolta più, eppure noi abbiamo da offrire molto».

Un concetto, questo, condiviso dall’assessore regionale Giuseppe Dessena, che si è collegato al telefono con la sala del museo. Dessena ha sottolineato il ruolo fondamentale dei centri antiviolenza (Prospettiva Donna era capofila nel progetto SaS) e poi ha ribadito l’impegno della Regione in un nuovo progetto «per parlare di più con i giovani ed educarli al rispetto e alla non violenza».

«Non solo - ha precisato Cristiano Depalmas, psicologo e pedagogista -. E’ sì importante fare formazione con i ragazzi, ma in questo momento è ancor più importante farla con i loro genitori. Perché i ragazzi vanno ascoltati nel profondo, perché spesso sono le vittime».

Patrizia Desole, ha sottolineato il cammino intrapreso dall’associazione al fianco dei giovani. «Il lavoro degli studenti è stato straordinario e li ringrazio per quanto hanno fatto». Poi un altro momento di riflessione. «La violenza sulle donne - ha detto la Desole - è, da sempre, una violenza sistemativa, strutturale, preparata. Una violenza che non ha confini. E’ per questo che dico che non possiamo cambiare la cultura se non cambiano le strutture portanti della società». (s.p.)
 

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