Province al voto fra un mese, schiaffo alla Gallura

Antonio Satta convoca i sindaci: «Opponiamoci». Il consigliere regionale Meloni presenta una proposta di referendum

OLBIA. Un decreto che rischia di mettere i sigilli alla bara della provincia Gallura. Il documento firmato dal presidente della Regione, Francesco Pigliaru, stabilisce la data delle elezioni dei Consigli provinciali. Entro il 15 ottobre. Nella situazione attuale Olbia, già orfana dell’autonomia, tornerebbe sotto il controllo di Sassari. La proposta di legge per istituire la provincia del nord-est fa le ragnatele in Commissione regionale Autonomia da mesi. Vittima di impegni trasversali per la Gallura che restano nei corridoi del Palazzo. Di fronte al decreto del Governatore, atto dovuto non politico, scatta la rivolta. La chiamata alle armi per la crociata autonomistica arriva da uno dei padri della fu provincia Olbia-Tempio, Antonio Satta, presidente della Conferenza socio sanitaria della Gallura. E mentre il segretario nazionale dell’Upc prepara le truppe dei sindaci, il consigliere regionale del Pd, Giuseppe Meloni, si affida alle armi normative. Una proposta di legge statutaria che con referendum consenta alla Gallura di riconquistare l’autonomia.

Elezioni il 15 ottobre. Rinviate dal mese di marzo alla metà di ottobre, il momento delle elezioni è arrivato. È a meno che non ci sia un’ulteriore deroga i sogni di autonomia della Gallura sono condannati a restare un’ambizione senza futuro. Il decreto del presidente Pigliaru detta l’agenda delle urne. Voto entro il 15 ottobre. E poco importa che i sindaci della ex provincia di Olbia-Tempio abbiano annunciato mesi fa che per protesta non sceglieranno i loro rappresentanti nel Consiglio provinciale di Sassari.

Chiamata alle armi. Subito dopo la pubblicazione del decreto, il presidente Satta ha scritto una lettera alle fasce tricolori di Gallura. «Che cosa vogliamo fare? Combattere tutti insieme, con tutti i mezzi a nostra disposizione chiedendo tra l'altro la discussione e l'approvazione immediata della proposta di legge per istituire la provincia del nord-est presentata dai nostri quattro consiglieri regionali, oppure vogliamo arrenderci? Non abbiamo tempo da perdere». Satta detta l’agenda. Un incontro subito. Non per fare passerella pre-elettorale o ricordare ancora una volta le ragioni per cui la Gallura non può finire nuovamente deglutita dalla provincia di Sassari. Ma per passare all’azione.

Autonomisti di facciata. La proposta di legge per istituire la provincia del nord-est non è mai arrivata in Consiglio regionale. In verità non è mai uscita dai cassetti della Commissione regionale Autonomia che non ne ha mai calendarizzato la discussione. I capigruppo non hanno mai voluto inserire il disegno di legge nell’ordine del giorno. È evidente che i partiti non hanno nessuna intenzione di creare uno strumento che permetta alla Gallura di ritornare indipendente. Nei corridoi del Consiglio regionale è tutto un fiorire di pacche sulle spalle, sguardi di intesa, complimenti per la crociata autonomista deu galluresi. La verità, che tutti negano, è che gli osteggiatori silenziosi al disegno di legge non hanno un’avversione innata verso la Gallura. O almeno non solo. Temono che anche le altre ex province, spazzate via dal referendum, possano ripercorre la strada dell’indipendenza amministrativa.

Referendum. Il consigliere regionale Meloni, Pd, che sulla proposta di legge ci ha messo la faccia, non arretra nella sua battaglia. «Prendo atto della mancanza di volontà dei partiti di esaminare in commissione la proposta di legge di cui sono primo firmatario – afferma –. Ma non intendo fermarmi. L’ultima strada da percorrere è una proposta di legge statutaria che consenta a un numero di comuni che insieme raggiungono un tot di abitanti di indire un referendum. E in caso di esito positivo il risultato di quella consultazione automaticamente determini la nascita della provincia del nord-est. Bisogna correre. Ma come prima cosa serve una deroga alla data del 15 ottobre».

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