La chiesa di San Giuseppe sarà salvata dal degrado

Santa Teresa, via libera al restauro dell’edificio sacro abbandonato da molti anni I lavori da 100mila euro sono finanziati dal Comune e dalla diocesi di Tempio

SANTA TERESA. Le crepe sui muri evidenziano lo stato di abbandono della piccola chiesa dedicata a San Giuseppe, in località Saltara. L’edificio di culto costruito negli anni Trenta, chiuso da oltre dieci anni, tornerà a essere meta di pellegrini e turisti. L'amministrazione ha stanziato alla curia di Tempio 20mila euro, sono fondi comunali che si aggiungono agli 80mila stanziati dall’ufficio Beni culturali della diocesi con l’8 per mille alla chiesa cattolica, per far rivivere uno dei luoghi identitari di Santa Teresa. Negli anni Ottanta e Novanta nella chiesetta campestre e nell’area circostante, il 30 aprile e il primo maggio si festeggiava un appuntamento tradizionale del territorio gallurese, in cui i riti religiosi si mescolavano con le attività di aggregazione sociale. Senza le manutenzioni necessarie l’edificio ha iniziato a cedere. Abbandonato per molti anni, con il portone sempre spalancato, era anche diventato un rifugio per gli animali. Il maltempo ha contribuito a far allargare le crepe su buona parte della facciata e nelle pareti interne. L'incuria ha fatto il resto. La struttura fatiscente oggi è anche avvolta in parte da rovi. «Il recupero dell’edificio è importante – spiega il direttore dell’ufficio beni culturali della diocesi di Tempio, don Francesco Tamponi –, sia per la comunità, sia perché fa parte di un insieme di chiese campestri che furono realizzate dagli anni Trenta, con una donazione. All’epoca, il Papa destinò l’importante somma per costruire diversi luoghi di culto per l’evangelizzazione della regione Gallura, tutte con le stesse caratteristiche. Una volta approvato il progetto, ipotizziamo che il cantiere possa aprire a maggio o a giugno 2020». Il grido d’allarme per salvare la chiesetta di San Giuseppe era stato lanciato nove anni fa da un gruppo di cittadini, la maggior parte di loro riuniti nel Comitato della “Suprastantia”, che ogni anno, il 30 aprile e il primo maggio, organizzava una festa dedicata ai lavoratori. Dal 1982 al 1997, i residenti e molti abitanti nei territori della Gallura hanno partecipato alla festa campestre. L’ultimo presidente è stato Gian Mario Mannoni. Negli anni seguenti la chiesa e la festa sono state pubblicizzate su brochure e siti internet, anche istituzionali. Ma la cartolina che si presenta ai visitatori non è certo quella di un luogo accogliente. Il lungo iter per ripristinare il luogo di culto è giunto al capolinea. L’opera di sensibilizzazione alla fine è stata accolta.

L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Stefano Pisciottu, che aveva dato piena disponibilità per restaurare la struttura e ripristinare la festa ha dovuto attendere in questi anni il via libera dalla curia. «Portiamo a termine un obiettivo del programma – spiega il consigliere comunale Pierpaolo Nicola Asara –, recuperiamo questo importante luogo sacro e identitario. L’edificio è inserito nella rete culturale dei cammini religiosi. È una meta per i pellegrini».

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