Donne e bambini stremati della Alan Kurdi a Olbia trovano casa

L'altra faccia dell'accoglienza ai migranti a Olbia: famiglie che salutano i profughi con cartelli di benvenuto (foto Giovanna Sanna)

Ospitati temporaneamente nella caserma dei vigil del fuoco

OLBIA. Prima un viaggio di 12 ore dal porto di Arbatax che li aveva rifiutati. Poi 8 ore di attesa in banchina a bordo della Alan Kurdi, una nave che è poco più di un peschereccio. La prima forma di casa per i migranti sbarcati al porto industriale è la caserma dei vigili del fuoco non ancora operativa. L’edificio si trova a poche centinaia di metri dalla banchina in cui, dalle 10,30 del mattino i 125 migranti, di cui 56 minori, provenienti dalla Libia e diretti in Francia, avevano aspettato l’autorizzazione allo sbarco. Un’attesa svilente a bordo della nave presa a schiaffi dal maestrale e dalla pioggia. Da terra un gruppetto di militanti leghisti, con in testa il deputato Eugenio Zoffili, urlano “Bastardi”, “Tornatevene a casa”, “Vogliamo turisti non clandestini”, “Vergogna”. Ed elencano la soluzione definitiva al problema. Annegamento, napalm, scioglimento nell’acido. Giusta pena in quanto colpevoli di diffondere il Coronavirus e perché “Prima gli italiani”. Con loro i consiglieri regionali Michele Ennas e Annalisa Mele a cui a metà mattinata si aggiunge l’assessore regionale Giorgio Todde.

A pochi metri dalla mini-fabbrica dell’odio, c’è l’altra faccia dell’accoglienza olbiese. Alcune famiglie con i loro bambini. I piccoli hanno messo in una busta alcuni giocattoli e li hanno voluti portare ai loro coetanei. Per salutarli da lontano hanno realizzato dei cartelli colorati. Li avvicinano alle grate che li separano dall’area sterile. Ci sono dei cuori e una scritta “Welcome Alan Kurdi”. I destinatari dell’odio leghista restano immobili per ore. Seguono le indicazioni dell’equipaggio della Ong tedesca Sea Eye proprietaria della Alan Kurdi. Una parte di migranti aspetta in coperta il via libera allo sbarco, l’altra resta a poppa, sotto un telone azzurro che non riesce a proteggerli dalle raffiche di maestrale. In sgualcite buste di plastica i brandelli delle loro vite precedenti. Addosso abiti leggeri, molti a piedi nudi. La disorganizzazione iniziale per lo sbarco a sorpresa, alimentata dal rifiuto della classe politica regionale di subire la decisione del Viminale, in tarda mattinata cede il posto al buon senso. Che applicato alla realtà si trasforma in tende da campo montate in tempi record dai vigili del fuoco e dalla protezione civile. Allestite in ambulatorio per fare i tamponi Covid e in uffici per l’identificazione dei migranti.

Il questore Claudio Sanfilippo e il prefetto Maria Luisa D’Alessandro coordinano di persona le operazioni. Nell’area sterile del porto sono schierate tutte le forze dell’ordine. Con loro le ambulanze del 118 e la Croce Rossa. A metà pomeriggio il primo sopralluogo nella caserma dei vigili del fuoco. Impossibile trasferire i migranti nei centri di accoglienza dell’isola. Troppo lunghe le operazioni di screening e pessime le condizioni del tempo. L’ipotesi di utilizzare l’edificio alle spalle del porto industriale come centro temporaneo di accoglienza prende forma in alcune ore. Poco dopo le 19 una decina tra donne e bambini entra nell’edificio. Il primo tetto dopo infiniti giorni di mare.

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