Alluvione, in aula il perito «Evento imprevedibile»

Risentito il consulente dell’ex sindaco Giovannelli, assolto in primo grado  Battaglia delle parti civili: «Disastro e morti che si potevano scongiurare»

OLBIA. È stata un’udienza lunga e movimentata, incalzata dalle domande delle parti, quella di ieri in Corte d’appello, dov’è in corso il processo di secondo grado per le morti dell’alluvione del 18 novembre 2013, quando sei persone persero la vita travolte dalle ondate di acqua e fango. Un’udienza durata quasi sei ore, ruotata attorno ai concetti di “imprevedibilità” ed “eccezionalità”, riferiti all’alluvione che seminò morte e distruzione in città. Nelle motivazioni della sentenza del tribunale di Tempio che il 29 settembre 2017 aveva assolto l’ex sindaco di Olbia Gianni Giovannelli e gli altri imputati con la formula più ampia (“perché il fatto non sussiste”) dalle accuse di disastro colposo e omicidio colposo plurimo, si parlava di «un evento calamitoso imprevedibile ed eccezionale». Concetto ribadito in una lunga esposizione dal perito Francesco Cipolla, del Cnr, professore universitario, geologo ed esperto in fenomeni idrogeologici, che insieme ad Elvezio Galanti, consulente del dipartimento nazionale di Protezione civile (che verrà sentito nella prossima udienza), avevano redatto le perizie di parte per l’ex sindaco di Olbia nel processo di primo grado. Accogliendo la richiesta dei difensori di Giovannelli, gli avvocati Nicola di Benedetto e Agostinagelo Marras, la Corte, presieduta da Plinia Azzena, sta deciso di risentirli. La loro perizia fu decisiva per l’assoluzione di tutti gli imputati. Oltre all’ex sindaco di Olbia, sono a processo i dirigenti del comune di Olbia Antonello Zanda e Gabriella Palermo e il funzionario Giuseppe Budroni, difesi dagli avvocati Jacopo Merlini, Pasquale Ramazzotti e Lorenzo Soro.

Cipolla (sentito come testimone) ha ripercorso lo studio eseguito e ricostruito l’evento analizzato dal punto di vista pluviometrico e idrogeologico, ribadendo che quanto avvenne fu un evento storico per Olbia, mai avvenuto prima: una alluvione lampo partita a 9 chilometri a nord della città con una massa d’acqua impressionante e un’onda di piena di due metri che fecero esondare il rio Siligheddu, travolgendo ogni cosa. Un evento mai visto in precedenza, ha detto. Imprevedibile ed eccezionale, appunto. Ma proprio su questi aspetti c’è stata battaglia e si sono scatenate le domande della parte civile che insieme alla procura di Tempio impugnarono la sentenza di assoluzione. Gli avvocati Giampaolo Murrighile ed Elias Vacca hanno contestato il concetto di imprevedibilità dell’evento, rimarcando che il 17 sera la Regione diramò un avviso di allerta con criticità elevata. Per le parti civili era quindi, per un evento preannunciato. Diverse le criticità sulla perizia fatte emergere dagli avvocati.

Il pg Gabriella Pintus punta alla riforma della sentenza di primo grado e per questo ha già chiesto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale: cioè nuovi accertamenti ritenendo, evidentemente, carente l’attività istruttoria effettuata dal tribunale di Tempio. Nell’alluvione morirono Patrizia Corona e la figlia Morgana, Francesco Mazzoccu e il figlio Enrico, Anna Ragnedda e Maria Massa. I familiari delle vittime si sono costituiti parte civile con gli avvocati Elias Vacca e Danilo Mattana (Mazzoccu), Domenico Putzolu e Giampaolo Murrighile (Corona), Mario Perticarà (Paola e Domenica Casalloni figlie di Ragnedda), Alex Russo (Antonietta Casalloni, un’altra figlia di Ragnedda).

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