Covid e discoteche la Cgil: «La stagione si poteva salvare»

Il sindacato aveva presentato un esposto alla Procura Sotto accusa l’inosservanza dei protocolli di sicurezza

OLBIA. Senza i focolai di Covid-19 nelle discoteche e in qualche residence che tra metà agosto hanno messo in fuga i turisti svuotando la Sardegna, la stagione poteva essere salvata. Ora lo dicono anche i numeri, dice Luisa Di Lorenzo, segretaria generale della Cgil gallurese. «Tra gennaio e agosto 2020 – spiega – a causa della pandemia, in Gallura abbiamo registrato un calo del 28% nel numero degli avviamenti al lavoro, più negativo rispetto al -25% della media regionale, con un dato particolarmente pesante per i lavoratori che hanno meno di 25 anni. Che il dato gallurese sia più negativo si spiega con il fatto che in questo territorio l’economia è legata al settore turistico, quello che ha pagato di più per il lockdown. Detto questo, i numeri ci dicono anche che a luglio e agosto, quando la stagione è finalmente partita e le aziende hanno fatto le assunzioni che normalmente cominciano a maggio, il numero dei contratti di lavoro è cresciuto di molto rispetto agli stessi mesi del 2019: oltre il 20% in più».

Dunque, dice la Cgil, anche se in ritardo, la stagione turistica è decollata e si poteva ridurre di molto l’impatto della pandemia sull’economia del territorio. Ma poi, a metà agosto, è esploso il caso discoteche, che si sono trasformati in focolai del Covid-19. La Sardegna e la Costa Smeralda sono finite al centro del cancan mediatico e l’isola è stata fatta passare per l’“untrice” d’Italia. Con la conseguente fuga dei turisti che erano già in Sardegna, la valanga di cancellazioni che hanno praticamente raso al suolo le prenotazioni per settembre e la chiusura anticipata delle strutture ricettive. E, ovviamente, con il congedo dei lavoratori. «Senza il caso discoteche – prosegue Luisa Di Lorenzo – se i numeri dei contratti di lavoro erano stati alti a luglio e agosto lo sarebbero stati anche a settembre. Bisogna dirlo: la Regione e il presidente Solinas, decidendo di farle riaprire, non hanno tutelato il turismo e la Costa Smeralda ma hanno favorito imprese che aprono solo per un brevissimo periodo della stagione turistica e se ne vanno, che qui lasciano briciole, occupano poco o niente personale sardo e ai clienti vendono champagne e non vermentino gallurese. Aprirle è stata una scelta poco lungimirante. Non ha tutelato la salute né ha tutelato il turismo, che non si regge su quei locali ma su altro: il mare, l’ambiente, il cibo, la qualità delle strutture ricettive».

Secondo la segretaria generale della Cgil, «c’è una relazione tra quello che è accaduto e l’affidabilità e la correttezza sindacale delle aziende. «Avevamo fatto delle segnalazioni – precisa Luisa Di Lorenzo –, a cominciare dalla mancata applicazione dei protocolli di sicurezza anti-pandemia discussi e messi a punto da imprese e sindacati. Sono le stesse aziende nelle quali abbiamo denunciato i contratti “pirata” e l’utilizzo di manodopera a basso costo fatta arrivare dalla Romania ecc. E, in alcuni casi, sono le stesse aziende dove si sono sviluppati i focolai più importanti. Cosa che invece non è avvenuta nelle aziende serie, ad esempio la Sardegna Resort, che hanno investito risorse nella formazione dei lavoratori e dove i pochi casi di positività non hanno creato nessun allarme e nessuna fuga di turisti».

Il turismo sardo e gallurese, conclude Luisa Di Lorenzo, «deve puntare sulle aziende serie, non su chi fa dumping e abbassa la qualità dell’offerta turistica e dei rapporti di lavoro e, magari, diventa focolaio di Covid-19». (a.se.)

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