«Ristoranti e bar, il disastro è servito»

Gavina Braccu, presidente della Fipe Confcommercio in Gallura: «Si apre e si chiude, ma le imprese non sono interruttori»

OLBIA. Chiudono le porte. Poi le riaprono. E poi le chiudono ancora. Nel frattempo i conti diventano sempre più rossi e il futuro ancora più nero. «Le nostre imprese non sono interruttori» attacca Gavina Braccu, la presidente dell’area Gallura della Fipe Confcommercio. Dopo lo stop delle vacanze di Natale, e la boccata d’ossigeno arrivata con la zona gialla, adesso i ristoratori e i gestori dei bar devono fare i conti con i limiti di una zona arancione che nessuno riesce a digerire.

«La situazione inizia a diventare insostenibile - continua Gavina Braccu -. Decine e decine di operatori sono al tracollo. Si vive nella più assoluta incertezza e si subiscono decisioni a volte incomprensibili».

Sacrifici continui. Il passaggio dal giallo all’arancione mette paura e getta tutti nello sconforto. «È di ieri la notizia di una coppia di ristoratori di Olbia (Valentina Giansanti e Cristian Feroleto) che ha aperto un nuovo locale e ha dovuto chiuderlo 48 ore dopo – dice Gavina Braccu, che è anche consigliera del direttivo nazionale Fipe –. Constatiamo con amarezza che forse il passaggio dalla zona gialla alla zona arancione sia dipeso dal trasferimento errato dei dati Ats al Cts, documento fatto e inviato con un po’ di leggerezza, o che non si sia tenuto conto di altri dati che non sono stati comunicati tempestivamente». Insomma, l’ennesima mazzata che arriva dopo undici mesi di enormi sacrifici. «A nulla sono valsi tutti gli investimenti fatti per salvaguardare i dipendenti e i clienti – ricorda la presidente Fipe -. Nelle nostre aziende è stato applicato il protocollo di sicurezza realizzato da Fipe con il supporto dell’istituto Spallanzani, adottato dal ministero e da tutte le Regioni. Nonostante ciò i pubblici esercizi sono stati inquadrati dal governo come luoghi non sicuri, anche se hanno dimostrato di poter lavorare in totale sicurezza».

Normalità cercasi. I gestori dei locali chiedono dunque maggiori certezze. «Come ha spiegato il presidente nazionale Lino Stoppani, non è più accettabile che i pubblici esercizi, insieme ad altri settori, siano i soli a farsi carico del contrasto alla pandemia. Ci è richiesto un sacrificio sociale non giustificato dai dati e non accompagnato da adeguate e proporzionate misure economiche compensative – continua Gavina Braccu -. Sono quasi undici mesi che gli imprenditori della ristorazione cercano di arrangiarsi, dove è possibile, con solo l’asporto e la consegna a domicilio, riducendo il proprio fatturato del 70-80 per cento e risultando, addirittura, per alcuni anti economico».

La palla alla Regione. Per questo la Fipe Confcommercio ora si rivolge direttamente alla Regione. «Chiediamo provvedimenti straordinari per far fronte a un’emergenza straordinaria. E anche che si intervenga in tempi brevissimi, trovando un accordo per restituire la dignità al settore attraverso un piano ben definito che conduca a una riapertura in sicurezza dei locali – conclude Gavina Braccu –. Abbiamo accettato responsabilmente tutte le restrizioni imposte le feste di Natale e altre due settimane di chiusura possono rappresentare il tracollo definitivo di tante imprese. Si individuino ulteriori ed eventuali interventi, anche implementando i protocolli sanitari, ma non si possono più accettare le chiusure in toto delle nostre attività, soprattutto senza aver ricevuto finora adeguate misure economiche per garantire la sopravvivenza del settore».

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