Incidente mortale a Suiles «Giustizia per mio figlio»

Striscione di protesta appeso davanti al tribunale dal padre di Ivan Valente  «Nessuno ha mai ritirato né sospeso la patente a chi ha travolto la sua auto»

OLBIA. «Voglio giustizia per mio figlio, chi è vittima della strada non può essere figlio di un Dio minore». Non si dà pace, Nicolò Valente. E alla vigilia della nuova udienza per la morte del suo Ivan, ha appeso un grande striscione di fronte all’ingresso del tribunale «perché non si spengano i riflettori su questa vicenda e affinché venga fatta giustizia per mio figlio e per tutte le vittime della strada che hanno sì una legge ma ahimè non sempre viene applicata. Sì perché nessuno ha mai ritirato né sospeso la patente a chi ha causato l’incidente stradale. Ivan è morto, mentre il conducente dell’auto che lo ha travolto, ha continuato la sua vita tranquillamente, con la sua nuova macchina», dice con la voce impastata di rabbia e dolore, Nicolò Valente.

A distanza di tre anni e sette mesi dalla tragedia di Suiles, non c’è ancora una sentenza.

Ivan era morto a 28 anni (li avrebbe dovuti compiere qualche giorno dopo l’incidente), mentre andava a lavorare in un’agenzia immobiliare di Olbia. Era l’8 settembre 2017. Lo scontro mortale era avvenuto in un incrocio semideserto di Suiles, strada che serve la frazione, sotto la circonvallazione per Golfo Aranci dove invece le macchine sfrecciano a gran velocità. Dalla borgata vicino a Pittulongu, dove viveva, Ivan stava percorrendo la strada in direzione di Olbia, quando poco oltre uno stop, era stato centrato dalla Ford C-Max condotta da Paul Capelli, 39 anni, residente a Porto San Paolo, che arrivava a velocità sostenuta dal lato sinistro, in direzione Golfo Aranci. L’impatto era stato violentissimo: la C-Max aveva centrato lo sportello del lato guidatore trascinando la macchina per 28 metri, come accertato dalla polizia stradale e dalla perizia della Procura. Nicolò Valente era morto sul colpo. Paul Capelli era stato caricato sull’ambulanza e trasportato in ospedale per i controlli. Dagli esami non era risultata nessuna traccia di alcol e sostanze stupefacenti. Nel giugno scorso si è aperto il processo per omicidio colposo davanti al gup del tribunale di Tempio Marco Contu. Il giudice aveva rigettato il patteggiamento a 2 anni e due mesi ritenendo la pena concordata non congrua e rimettendo gli atti al pubblico ministero. Nell’udienza successiva del 28 gennaio, la Procura non aveva prestato il consenso al patteggiamento a 2 anni e mezzo. Domani è prevista una nuova udienza preliminare di fronte a un altro giudice, Caterina Interlandi. L’imputato, difeso dall’avvocato Lorenzo Soro, proporrà ancora il patteggiamento e produrrà la documentazione richiesta sul risarcimento (accettato solo dalla madre di Ivan). Nicolò Valente si è costituito parte civile con l’avvocato Vito Ippedico. Chiede una condanna giusta per la morte di suo figlio.

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