«Razzismo e insulti: non ne posso più»

Palau. Lite infinita per una casa, la disperazione di una donna di origine romena

PALAU. «Da anni sono vittima di razzismo. E da anni, io e mio marito, viviamo nell’incubo. Minacciati, derisi e offesi da una persona che, ancora oggi, non riesce ad accettare che un alloggio popolare sia stato assegnato a noi».

C’è una casa, dunque, al centro di una lite infinita «che non sarebbe nemmeno dovuta nascere, perché non c’è alcuna ragione». Maria, nome di fantasia, è una donna di origine romena con cittadinanza italiana. Dal 2007 è sposata con un uomo di Palau e da tempo vivono in uno degli alloggi popolari vicini al cimitero. «È la casa in cui abitava mio suocero. Quando lui è scomparso, l’alloggio è stato assegnato a me e a mio marito e ovviamente abbiamo tutta la documentazione che conferma che il passaggio è avvenuto in piena regola. Ma la persona che per un certo periodo ha assistito mio suocero e che dormiva a casa sua, non ha accettato che l’appartamento venisse dato a una “straniera”. Da qui è cominciato l’inferno: oltre a offendermi personalmente in modo pesante, hanno cominciato a prenderci di mira in tutti i modi. Ci hanno danneggiato la macchina e il portone di ingresso e non smettono di farci pesanti dispetti. Abbiamo denunciato il caso più volte e adesso ci siamo rivolti anche a un legale affinché questa assurda e inaccettabile storia possa davvero finire».

Maria, che ha 55 anni, racconta anche di aver vissuto momenti di paura soprattutto quando il marito è stato ricoverato per più di un mese all’ospedale.

«È risultato positivo al Covid e avendo avuto problemi respiratori è stato necessario trasferirlo in ospedale. Ora, per fortuna, si è rimesso completamente. In quel periodo, quando ero da sola, mi hanno anche picchiata. E adesso non ce la faccio veramente più. Non ho fatto male a nessuno, sono ormai una cittadina italiana e occupo una casa, insieme con mio marito, in modo legittimo. La comunità di Palau è meravigliosa e ospitale. Ma c’è chi, ancora oggi, mi tratta male e mi insulta. Non ne posso più».

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