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Olbia, ricorso dei lavoratori ex Sinergest: «Stipendi che cancellano la dignità»

di Serena Lullia
Olbia, ricorso dei lavoratori ex Sinergest: «Stipendi che cancellano la dignità»

I 17 operatori portuali hanno stipendi da 930 euro al mese e sono inquadrati con contratti da vigilantes. Azione legale davanti al giudice del lavoro

11 aprile 2023
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Olbia Un taglio in busta paga ha alleggerito i loro stipendi fino a farli arrivare a 930 euro al mese. Il cambio di contratto nel 2020 li ha inquadrati come vigilantes, ma il loro mestiere è altro. Da venti anni. I 17 lavoratori ex Sinergest sono gli uomini dello scalo Isola Bianca che gestiscono il traffico delle auto in imbarco e sbarco delle navi, usano i carrelli elevatori, rendono ordinata e sicura l’area portuale sistemando transenne e new jersey. Operai a tutti gli effetti. Tecnicamente sono chiamati “lavoratori del servizio instradamento”. Prima che la Sinergest uscisse di scena dal porto olbiese e al suo posto entrasse la Italservizi, il contratto che per 20 anni aveva scandito il loro rapporto di lavoro era quello Assoporti, che si applica in tutti gli scali italiani. Il ricorso Il nuovo bando per l’appalto del servizio pre-imbarco pubblicato dall’Autorità portuale ripropone la medesima condizione contrattuale per i 17 lavoratori. Che attraverso il loro legale, Arrigo Delaria, hanno presentato ricorso al giudice del lavoro, anticipato con diffida, all’Autorità portuale e alla Italservizi, di ripristino del vecchio contratto. Inviata anche una segnalazione all’Ispettorato del lavoro, al ministero dei Trasporti e all’Anac. Lungo l’elenco delle contestazioni presenti nel ricorso. Economiche, contrattuali, di sicurezza e dignità.

Sicurezza Nel ricorso viene sottolineato come il contratto di vigilanza applicato ai 17 operatori portuali, non tenga conto del fattore sicurezza. L’intera area portuale è ad alto rischio infortunio per la presenza di mezzi pesanti in movimento. Inoltre i lavoratori usano i carrelli elevatori e operano durante imbarco e lo sbarco dei mezzi. Funzioni che svolgevano prima del 2020 e che continuano a svolgere.

Il contratto Finita l’era Sinergest, la Italservizi che si è aggiudicata l’appalto, ha riassunto i lavoratori con contratto di vigilanza da 930 euro al mese lorde, come previsto dal piano di assorbimento approvato dall’Adsp. «Il piano prevedeva, oltre al contratto vigilantes, una indennità irrisoria per cambio appalto per “compensare” il dimezzamento del salario lordo, oltre alla perdita di 14esima e aumento delle ore lavorate. Tutto questo senza contare i demansionamenti dei capiturno e degli anziani. Con il nuovo contratto i lavoratori del servizio hanno subito un taglio salariale lordo che sfiora il 50% al netto dei diritti. Questa situazione è frutto delle scelte manageriali della Adsp che ha approvato un cambio di contratto contro il buon senso e portato avanti a spese dei lavoratori».

Dignità Uno stipendio sotto i mille euro, ricorda l’avvocato, non è proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. Gli operatori portuali coprono turni dalle 5 del mattino alle 22. E non garantisce una vita dignitosa come prevede l’articolo 36 della Costituzione. «Non è accettabile che in un paese civile si possa applicare un contratto da vigilantes a degli operai portuali solo per risparmiare sui salari – conclude l’avvocato dando voce ai 17 ex lavoratori Sinergest –. Oltre a ciò, gli stipendi dei vigilantes sono fermi da 7 anni e il mancato rinnovo si traduce in retribuzioni troppo basse rispetto al caro vita». Da qui la richiesta all’Adsp di revisione del nuovo bando «per renderlo conforme al rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori e delle loro famiglie».

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