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Cinema a Olbia, 30 anni fa la rinascita

di Alessandro Pirina
Cinema a Olbia, 30 anni fa la rinascita

Era il 19 aprile 1993 quando i Lombardo riaprirono dopo 6 anni la sala di via delle Terme. Fu subito boom: ogni sera lunghe code e sold out. E poco dopo ripartì anche la prosa

19 aprile 2023
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Olbia Fu un comunicato di poche righe, ad appena un’ora dalla prima proiezione, ad annunciare la notizia che gli olbiesi aspettavano da sei anni. Sei anni in cui per vedere un film in prima visione bisognava spostarsi fino a Tempio o a Sassari, o aspettare dodici mesi che uscisse in videocassetta, o due anni per il primo passaggio su Rai 1 o Canale 5. Sei anni in cui Olbia era stata privata di una sala cinematografica. Nel 1987 l’Olbia e l’Astra avevano chiuso uno dopo l’altro, non erano adeguati alle nuove norme sulla sicurezza scaturite dalla strage del cinema Statuto di Torino del 1983 in cui persero la vita 64 persone. E così sul cinema si spensero le luci. Fino appunto al 19 aprile 1993 quando la famiglia Lombardo riaccese i riflettori. Quel pomeriggio di trent’anni fa improvvisamente in via delle Terme comparvero i primi manifesti. “L’ultimo dei Mohicani”, il capolavoro con Daniel Day -Lewis, fu il primo film della nuova era del cinema Olbia. I passanti si fermavano stupiti, perché nessuno - forse per paura che qualcosa andasse storto - aveva annunciato l’imminente riapertura della sala. Verso le 19 un comunicato a giornali e tv annunciava la prima proiezione. Che sarebbe stata esattamente un’ora dopo. E già dalla prima sera in via delle Terme si formarono lunghe code di olbiesi che finalmente potevano saziare la loro fame di cinema che per sei anni era rimasta insoddisfatta. Giovani soprattutto, che magari avevano visto l’ultimo film in sala insieme ai genitori. Tre spettacoli al giorno, tutti e tre con il pienone.

Il boom Chi ha vissuto quell’epoca ricorda quasi a memoria l’ordine di uscita dei film al cinema: “Gli spietati” di Clint Eastwood, “Sommersby” con Richard Gere e Jodie Foster, “Un giorno di ordinaria follia” con Michael Douglas, il pluripremiato “Lezioni di piano” di Jane Campion, e così via. «Fu un boom», racconta Luciano Lombardo, che con la sua Park aveva deciso di restituire la settima arte alla città. D’altronde, era stato il nonno Raffaele Balzano a fondare nel 1927 la prima sala cinematografica a Olbia, sempre lì in via delle Terme. A metà anni Cinquanta gli subentrò il genero Tommaso Lombardo, che arrivò dalla Sicilia e sposò la figlia Lillina. Da quel momento il nome Lombardo, a Olbia, fu sinonimo di spettacolo: cinema, teatro, discoteca, col mitico Nuovo Parco che negli anni vide esibirsi Patty Pravo, Charles Aznavour, le gemelle Kessler, Ricchi e Poveri, Loredana Bertè, Fiorella Mannoia, Riccardo Cocciante, fino al primissimo Jovanotti. «I primi anni Novanta furono un periodo buono per il cinema – dice Lombardo –. I grandi film di Hollywood, ma anche quello italiano era ritornato alla ribalta. In più noi, essendo di nuova apertura, potevamo contare sulle nuove tecnologie, come il Dolby surround, che ai tempi nessuno aveva. Nel 1998 abbiamo aperto anche la saletta più piccola. Non essendo un teatro e non ospitando molti spettacoli, avevamo deciso di eliminare i camerini, erano uno spreco di spazio. Questa è stata la nostra fortuna. Le case cinematografiche ci chiedevano di tenere i film 2 o 3 settimane e noi non potevamo impegnare la sala grande, altrimenti la gente si disabituava nuovamente a venire al cinema. E così dopo la prima settimana di proiezioni li dirottavamo nella sala più piccola». E infatti risale a quegli anni lì il record del cinema Olbia. «Sicuramente “Titanic” – dice ancora Lombardo –. Sessantatrè giorni di programmazione, sempre tutto esaurito. Gli altri re del botteghino furono “Jurassic Park” e “Il mostro” di Roberto Benigni».

Il teatro Quel 19 aprile di trent’anni fa non ha restituito solo il cinema alla città, ma anche il teatro. Ci sono voluti un paio d’anni, e altri lavori e collaudi, ma la riapertura dell’Olbia ha consentito anche la ripartenza di una stagione teatrale. «In quegli anni in cui non c’era niente avevamo fatto gli spettacoli al Nuovo Parco – racconta Lombardo –. Abbiamo portato Paola Borboni in discoteca. Il Cedac voleva a tutti i costi allestire i suoi spettacoli a Olbia, ma ai tempi non avevamo alcuna location. E così abbiamo trasformato la discoteca in teatro». Negli anni sul palco del cineteatro sono passati tutti i più grandi dello spettacolo, da Ernesto Calindri a Isa Barzizza, da Philippe Leroy a Ottavia Piccolo, ma certamente per la città la mancanza di un teatro vero è una lacuna da colmare.

Il futuro Rivedere le immagini di trent’anni fa, le code per vedere un kolossal americano, un cartoon Disney o un esordiente Leonardo Pieraccioni, fa un certo effetto. Il cinema, stritolato dalle piattaforme, va avanti con fatica. Ma Luciano Lombardo, che è anche presidente regionale dell’Anec, l’associazione degli esercenti, cerca di pensare positivo. «Oggi stiamo resistendo. Dopo la pandemia non siamo ancora tornati alla normalità. Questi due anni sono stati un dramma. Il settore dello spettacolo è stato il più penalizzato. Adesso lo Stato deve aiutarci. Abbiamo incontrato anche da poco Biancareddu, finalmente un assessore regionale che ci ascolta. In Sardegna abbiamo una legge cinema che va incontro a tutti quanti, ma l’esercizio, la sala, resta sempre fuori. La filiera però va chiusa. Che senso ha aiutare i produttori, anche quelli piccoli, se poi l’esercizio che li deve proiettare non viene preso in considerazione?».


 

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