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Minacce all’avvocata Antonella Cuccureddu, solidarietà dell’Ordine

Minacce all’avvocata Antonella Cuccureddu, solidarietà dell’Ordine

Caso Grillo, i presidenti dell’Ordine degli avvocati della Sardegna prendono posizione sugli attacchi ricevuti dalla collega per le domande rivolte alla presunta vittima della violenza sessuale di gruppo

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Tempio Sostegno alla collega Antonella Cuccureddu e «forte preoccupazione per l’idea della funzione difensiva ormai dominante nella rappresentazione pubblica e mediatica dei processi per reati sessuali». I sei presidenti dell’Ordine degli avvocati della Sardegna, Lorenzo Soro (Nuoro), Gabriele Satta (Sassari), Enrico Meloni (Oristano), Matteo Pinna (Cagliari), Vito Cofano (Lanusei) e Carlo Selis (Tempio Pausania), prendono posizione sugli attacchi ricevuti dall’avvocata Antonella Cuccureddu, per le domande rivolte alla presunta vittima della violenza sessuale di gruppo nel processo che vede imputati Ciro Grillo e i suoi tre amici.

«Secondo il giusto processo costituzionale ed europeo, il contraddittorio davanti al giudice, la critica e la confutazione, anche aspra, delle fonti di prova dell’accusa, rappresentano il migliore metodo di accertamento della verità – scrivono in una nota – Al giudice, e soltanto al giudice, spetta governare in udienza queste procedure, ammettendo le domande rilevanti e non ammettendo quelle irrilevanti, superflue o non rispettose della libertà morale della persona esaminata».

Il processo è il luogo dell’accertamento dei fatti. Ma, fanno notare i presidenti, sempre più spesso nei processi per reati sessuali, «qualunque approccio critico o dubbioso rispetto all’ipotesi accusatoria, anche se ammesso dal giudice che ha consentito le domande, viene interpretato e pubblicamente criticato, purtroppo anche da avvocati che dovrebbero avere ben chiari i principi della professione, come un’inaccettabile mancanza di rispetto della presunta vittima, e qualunque approccio volto a far emergere lacune, contraddizioni e illogicità dell’accusa, viene considerato solo come una riprovevole forma di vittimizzazione secondaria».

Ribadiscono come «gli accusati e i loro difensori devono avere il diritto, riconosciuto dalla Costituzione e dalla legge, di condurre il controesame nel modo che ritengono più utile per la difesa; le presunte vittime devono avere il diritto di essere tutelate nelle forme e nei luoghi a ciò destinati; i giudici devono essere rispettati quando ammettono o propongono direttamente domande che, per quanto spiacevoli, sono ritenute necessarie per l’accertamento della verità. È in gioco un modello di civiltà la cui affermazione protegge i diritti di tutti, perché a tutti può capitare di essere colpiti da un’accusa la cui verità solo il processo può stabilire».

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