La Nuova Sardegna

Olbia

L’omicidio dell’orafo

Arzachena, la casa di Michele Fresi resta ancora sotto sequestro

di Tiziana Simula
Arzachena, la casa di Michele Fresi resta ancora sotto sequestro

Possibile un ulteriore sopralluogo nell’abitazione dell’uomo accusato di avere ucciso il padre Giovanni

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Arzachena La casa di Michele Fresi resta ancora sotto sequestro. Dopo il sopralluogo di giovedì scorso, i carabinieri del Ris potrebbero ritornare nei prossimi giorni, per la seconda volta, nell’appartamento di via Adua numero 10 dove abita il 27enne, ora in carcere con l’accusa di aver ucciso suo padre, Giovanni. All’interno dell’abitazione, gli uomini del reparto investigazioni scientifiche hanno trovato tracce di sangue. Apparterrebbero alla 24enne che, per prima, era stata aggredita dal giovane. Sarebbe stato lui a chiederle di andare a casa sua. Insieme avrebbero assunto droga. Poi, lui, improvvisamente l’avrebbe colpita, ferendola sul viso e fratturandole la mandibola. La ragazza era stata soccorsa dai carabinieri di Arzachena mentre vagava sanguinante per strada. Aveva detto che era stato lui a picchiarla ma il suo racconto, allora, era confuso, non ricordava dove fosse avvenuta l’aggressione. Risentita due giorni fa dagli investigatori, la giovane avrebbe confermato di essere stata picchiata mentre si trovava a casa con lui. La certezza arriverà dai risultati delle analisi delle tracce ematiche e delle impronte prelevate nell’abitazione che saranno comparate col Dna della ragazza. In attesa dell’esito, la casa di via Adua continuerà a restare sotto sequestro, come disposto dal magistrato.

Gli investigatori potrebbero fare un secondo sopralluogo per eseguire una vera e proprio perquisizione alla ricerca di ulteriori elementi utili alle indagini e anche per accertare l’eventuale presenza di altra droga, oltre a quella già rinvenuta. All’interno dell’appartamento, il Ris ha trovato una piccola serra per la coltivazione di marijuana, ma anche dosi di Lsd, a conferma di quanto detto da Michele Fresi nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto quando lui stesso aveva ammesso davanti al giudice di aver assunto, la notte del 27 dicembre, dieci dosi di Lsd e cocaina. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Michele Fresi avrebbe picchiato la sua amica e poi colpito violentemente più volte in testa con un bastone in legno suo padre. L’orafo era morto due ore dopo all’ospedale di Olbia.

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