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Olbia, l’ordinanza contro i piatti rotti è un caso. Appelli al sindaco: «Salvi la tradizione»

di Dario Budroni
Olbia, l’ordinanza contro i piatti rotti è un caso. Appelli al sindaco: «Salvi la tradizione»

Le polemiche dopo la decisione di Settimo Nizzi di vietare l’antico rito. Un novello sposo: «Ci ripensi»

10 maggio 2024
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Olbia. Altro che piste ciclabili, auto a trenta chilometri orari e gas naturale liquefatto a Cala Saccaia. Da un paio di giorni sono i piatti rotti i grandi protagonisti del dibattito cittadino. Non c’è storia: a Olbia non si parla d’altro e sui social si raccolgono ironie ma anche serissime indignazioni. È l’effetto dell’ormai celebre ordinanza firmata dal sindaco Settimo Nizzi, che ha deciso di vietare la tradizionale rottura dei piatti durante i matrimoni per ragioni di sicurezza e di decoro urbano. Una decisione che ha scatenato non poche polemiche e che ha fatto sobbalzare anche un uomo che si è appena sfilato l’abito da sposo. Si chiama Andrea Rebecchi, fa il docente al Politecnico di Milano e, lo scorso sabato, nell’incantevole borgo di San Pantaleo ha sposato una ragazza olbiese. È insomma l’ultimo a cui, nel territorio comunale, sono stati rotti i piatti davanti ai piedi. O almeno uno degli ultimi in assoluto. Così prende carta e penna e scrive al sindaco Nizzi. Lo invita a ripensarci e quindi a non cancellare una usanza che, a Olbia come in tanti altri centri dell’isola, è una tradizione secolare e particolarmente sentita.

L’ultimo sposo. Andrea Rebecchi frequenta da tempo l’isola e, per il suo matrimonio, ha anche cantato in sardo con un coro. Il video, postato sui social, ha clamorosamente raggiunto le 200mila visualizzazioni. Naturalmente non è mancato il rito dei piatti rotti, come segno di buon augurio. Il novello sposo definisce l’ordinanza del sindaco una «genialata» dal punto di vista mediatico. Poi però parla delle sue nozze e punta al cuore della questione. «Deduco che il nostro matrimonio sia stato l’ultimo a veder rispettata e interpretata la vostra tradizione sarda della rottura dei piatti – dice Rebecchi –. Mia mamma e mia suocera sono state le ultime, quindi, a compiere quel gesto scaramantico, rompendo il piatto, anzi rompendone due!». Da qui la richiesta al sindaco, riferendosi in particolare al pericolo di ferimento dei passanti che ha spinto Settimo Nizzi a firmare la sua ordinanza. «Potrebbe essere tranquillamente evitato semplicemente accertandosi che i luoghi vengano sistemati dall’oltraggio subito, immediatamente dopo la celebrazione. Come abbiamo fatto noi, lasciando un’offerta alla Chiesa finalizzata proprio a pulirne il sagrato». E quindi ancora: «Perché privare i suoi cittadini di una tradizione secolare, così tanto singolare quanto importante?». Infine, per quanto riguarda il decoro e l’immagine della città, l’invito a concentrarsi su altre situazioni che, secondo Rebecchi, a Olbia non funzionano alla perfezione.

Altre priorità. Tra i tantissimi interventi sui social anche quello del consigliere comunale di minoranza Gianluca Corda, del Pd. «Eppure in città ci sono ci sono ben altre priorità – scrive –. I “pezzi rotti” e gli “spazi di degrado” da prevenire e risolvere a Olbia sono altri. Anziché impiegare il tempo per la redazione di atti come questo e per il controllo per il rispetto di questa norma, ci si dovrebbe occupare delle altre urgenze presenti e “denunciate” dai noi in aula e dai cittadini ogni giorno. Sa “ratzia”, la rottura del piatto ai piedi della sposa, è una tradizione antica della nostra terra da preservare. Sarebbe sufficiente invitare le famiglie a raccogliere i cocci. Il Comune ritiri questa ordinanza».

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