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Il delitto a Palau

La scomparsa di Cinzia Pinna, nel gruppo che la cercava c’era anche il suo assassino Emanuele Ragnedda – Che cosa sappiamo

La scomparsa di Cinzia Pinna, nel gruppo che la cercava c’era anche il suo assassino Emanuele Ragnedda – Che cosa sappiamo

La morte della 33enne di Castelsardo: l’uomo fornì varie versioni prima di confessare di averla uccisa a Conca Entosa

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Palau Di Cinzia Pinna si erano perse le tracce la notte dell’11 settembre 2025. Quando scattarono le ricerche, dopo la denuncia presentata ai carabinieri di Palau dalla sua  famiglia, anche Emanuele Ragnedda, l’uomo che l’ha uccisa con tre colpi di pistola al viso e poi l’ha nascosta nel suo vigneto a Conca Entosa, aveva partecipato alle ricerche.

L’assassino di Cinzia nel gruppo che la cercava

Il 20 settembre, quattro giorni prima che confessasse il delitto della 33 enne di Castelsardo, si era avvicinato al gruppo di ricerca chiedendo se ci fossero novità sul ritrovamento della ragazza scomparsa. Si era presentato agli ufficiali di polizia giudiziaria e ad alcuni volontari presentandosi come il titolare dell’azienda agricola Conca Entosa, poco distante dal luogo delle ricerche, e aveva riferito di aver visto, la notte della scomparsa, Cinzia Pinna, mentre era per strada, a Palau. Aveva detto di averla vista in condizioni fisiche precarie e che aveva bisogno di un’ ambulanza. Si era messo a disposizione dei carabinieri nel caso le ricerche fossero state estese anche alla sua proprietà, vasta oltre 70 ettari. E ci fu anche un primo sopralluogo per pianificare le ricerche.

Le versioni di Ragnedda

Poi, sempre più incalzato dai carabinieri che avevano notato il suo atteggiamento nervoso, aveva cominciato a dare versioni sempre diverse. Inizialmente aveva detto di averla incontrata per strada e di averle dato un passaggio fino all’hotel dove dormiva. Sentito il giorno dopo a sommarie informazioni, aveva detto di averla fatta salire in macchina e di essere andati insieme a Conca Entosa. La descriveva come delirante e aggressiva. Nello stazzo avevano bevuto 4, 5 bottiglie divino e assunto cocaina. Poi, lui era crollato sul divano. E quando si era risvegliato l’aveva trovata morta sul pavimento. Aveva sangue che le usciva dalla bocca. È a quel punto che tira in ballo l’amico Luca Franciosi, dicendo ai carabinieri che l’aveva chiamato e che lui aveva caricato il cadavere della ragazza sulla sua macchina e che l’aveva portata al faro vecchio di Porto Cervo e gettata in mare. Il 24 settembre, Emanuele Ragnedda crolla e confessa il delitto, scagionando Franciosi e la sua compagna Rosa Maria Elvo: «L’ho uccisa io, sono stato aggredito con un coltello e ho reagito. Ho fatto tutto da solo». Aveva accompagnato  gli inquirenti nel punto più lontano della sua tenuta e indicato un albero  sotto il quale aveva nascosto il suo cadavere, ricoperto da rovi e vegetazione. Lì era rimasto per 12 giorni.

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