Uccise il padre per strada a colpi di mazza, al via il processo d’appello
Michele Fresi, condannato all’ergastolo, rilancia la tesi dell’infermità mentale
Arzachena Prima udienza in corte d’assise, a Sassari, per il processo d’appello nei confronti di Michele Fresi, 29 anni, condannato all’ergastolo per aver ucciso a colpi di mazza il padre Giovanni, orafo di Arzachena, nel dicembre del 2023.
Nell’udienza di lunedì 28 settembre, presente in aula l’imputato, la difesa ha calato le sue carte: rilanciare la tesi dell’infermità mentale, già sostenuta inutilmente nel processo di primo grado; puntare su circostanze attenuanti come il ravvedimento e il buon comportamento in carcere al fine di evitare la conferma dell’ergastolo. La corte d’assise d’appello valuterà ora la sussistenza di queste nuove condizioni e il processo è stato aggiornato al prossimo 14 dicembre. Oltre il difensore di Fresi, l’avvocato Luca Cianferoni, erano presenti in aula gli avvocati di parte civile Giampaolo Murrighile, Jacopo Merlini, Fabiano Baldinu, Valentina Gobbi e Massimo Schirò.
Michele Fresi lo scorso ottobre era stato condannato all’ergastolo, con isolamento diurno per un anno, pensa ben più severa dei 30 anni richiesti dall’accusa. Il giovane, la notte tra il 27 e il 28 dicembre 2023 sotto gli effetti devastanti di acidi e cocaina e in preda alle allucinazioni, aveva ucciso suo padre Giovanni sferrandogli più colpi alla testa con una mazza in legno, e aggredito un’amica e due carabinieri.
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