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Olbia

Il lutto

Addio alla prof amatissima: con lei anche prendere un “4” era una vittoria

di Giuseppe Pulina
Addio alla prof amatissima: con lei anche prendere un “4” era una vittoria

La docente Antonella Fresi, pilastro della scuola in Gallura, è scomparsa a 84 anni: il ricordo commosso degli ex allievi

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Tempio Non era una prof da social, e, seppure avesse conosciuto le nuove tecnologie, difficilmente avrebbe letto sotto forma di post uno dei suoi forbitissimi ed eruditi testi. Ciò nondimeno, si sarebbe rincuorata – e forse anche divertita – non poco a leggere quanto in questi giorni è stato scritto sul suo conto nei social. Tante accorate dichiarazioni di stima e gratitudine per quello che ha fatto interpretando come una vocazione il suo lavoro di insegnante. Di questo generazioni di studenti si sono detti grati alla professoressa Antonella Fresi, scomparsa all’età di 84 anni, per non meno di quattro decenni uno dei pilastri del mondo della scuola gallurese. “Pilastro”, ma anche “guida”, “modello”, “impeccabile professionista”, come con titoli diversi, tutti molto carichi di affetto e riconoscenza, l’hanno voluta ricordare i tanti che l’hanno conosciuta nei loro anni di scuola: chi alle medie, di Tempio o Luogosanto, e chi, soprattutto, nelle vesti magistrali di insegnante di greco e latino al Classico “Dettori”.

In tanti l’hanno voluta salutare partecipando al funerale che è stato celebrato in cattedrale da don Efisio Coni, mentre ha tenuto l’omelia don Giorgio Diana, uno dei tanti ex allievi a lei legato da un sentimento di grande stima. Nei numerosi ricordi che stanno affiorando in questi giorni non ci sono solo aneddoti tratti da stagioni della vita consegnati per sempre all’album delle memorie più genuine. Non c’è solo il ricordo della donna di scuola che usava il voto con particolare parsimonia, tanto che qualcuno ha scritto che prendere un 4 nelle traduzioni era già un risultato che sapeva di impresa compiuta.

Quei “4”, ricordano in molti, ma anche i voti più bassi, avevano sempre un potere incentivante. La prof li assegnava senza esitazione, lasciando intendere che a lei interessava soprattutto il “prodotto finale”, il risultato conclusivo, quello che si può cogliere alla fine di un percorso quasi sempre faticoso. Nella donna di scuola, che conosceva a menadito i classici dell’antichità e che usava un italiano di altri tempi, spesso ironico nel suo essere anche ostentatamente aulico, c’era anche la donna di fede che, come ricorda chi le è stata vicino negli ultimi anni, ha vissuto con forza e senza cedimenti non poche difficoltà. Suo studente alle medie e poi al liceo, Paolo Lisca l’ha conosciuta anche nelle vesti di collega: «È sempre stata un punto di riferimento, un faro nella nebbia che spesso avvolge chi lavora nella scuola, soprattutto all’inizio».

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