La Nuova Sardegna

Olbia

La sanità regionale

Rischio trasferimento per i laboratori del sangue, l’Avis in rivolta

Rischio trasferimento per i laboratori del sangue, l’Avis in rivolta

La denuncia del presidente della sezione di Olbia: «La Gallura ancora una volta scippata»

3 MINUTI DI LETTURA





Olbia «Giù le mani dal sangue della Gallura». Il presidente dell’Avis Olbia, Gavino Murrighile, denuncia ancora una volta il rischio di trasferimento a Sassari dei laboratori per la lavorazione del sangue.Una questione che aveva appunto già sollevato nelle sedi istituzionali proprio per scongiurare la centralizzazione.

«Prendo atto con profonda indignazione e preoccupazione – dice Murrighile –  che dopo oltre due anni di silenzio c’è chi sta riproponendo con rinnovata e sospetta insistenza lo scippo dei laboratori di lavorazione del sangue da Olbia a Sassari. Non è una visione sanitaria. Non è innovazione. È la solita, antistorica e intollerabile manovra coloniale per fagocitare la Gallura, azzopparla, declassarla». «Questa velleità – aggiunge - era stata disinnescata solo grazie a un confronto serio, duro e documentato. Incontrai personalmente l’allora assessore alla Sanità Armando Bartolazzi e il vicepresidente della Regione Giuseppe Meloni, portando dati oggettivi, flussi demografici, specificità orografiche e costi reali. In quella sede era stato riconosciuto che la centralizzazione non apportava alcun miglioramento qualitativo né economico, ma incrementava soltanto la dipendenza della Gallura da altre Asl».

Ora, secondo il presidente dell’Avis, il progetto sarebbe tornato in campo «non su impulso della comunità scientifica o di una comprovata esigenza clinica, ma sollecitato dal basso, da burocrati in cerca di visibilità e di posizionamento per future cariche».

Tra le ragioni della sua contrarietà, Murrighile indica innanzitutto la sicurezza trasfusionale e i tempi di consegna. «La lavorazione del sangue non è un'attività di magazzino. La validazione e la conservazione di emocomponenti, plasma e piastrine richiedono una catena del freddo e una prossimità logistica stringente con il presidio ospedaliero. Trasferire il laboratorio a più di 100 chilometri significa allungare i tempi di consegna per le urgenze, aumentare il rischio di non conformità nel trasporto e compromettere la gestione delle emergenze al Giovanni Paolo II e al Mater Olbia».

C'è poi il tema dell'autosufficienza. «La Gallura è un territorio anomalo, con un’orografia complessa, strade disagevoli e flussi demografici che cambiano radicalmente d’estate, triplicando la popolazione. Il nostro modello, che funziona, garantisce l’autosufficienza. Un territorio che non gestisce in autonomia la risorsa più preziosa e strategica – prosegue il presidente dell’Avis Olbia – rinuncia alla propria sovranità sanitaria. Il trasferimento, inoltre, significa declassare il nostro presidio».

Murrighile mette in guardia anche dal rischio di un calo delle donazioni: «Solo degli sprovveduti, o persone in malafede, possono pensare che si ottimizzerebbe trasferendo la lavorazione a Sassari». Da qui l'appello alle istituzioni: il sindaco di Olbia, il vicepresidente della Regione e l'assessore alla Sanità, ma anche tutti i sindaci galluresi, i consiglieri regionali, le organizzazioni sindacali e gli ordini professionali. «Sono intollerabili i silenzi, le assenze, l'indifferenza di chi ha il dovere istituzionale di difendere questo territorio. Non è più tollerabile che ogni riorganizzazione significhi un taglio per la Gallura e un esperimento sulla pelle dei galluresi».

Il presidente dell'Avis chiarisce infine che, al di là delle divergenze su singoli aspetti organizzativi, l'associazione e la Asl Gallura sono unite nella difesa del servizio. «Una cosa è chiara e non negoziabile: saremo sicuramente e fermamente uniti nel difendere questo baluardo di sanità, di civiltà e di eccellenza. Questa non è una battaglia di Avis Olbia. È una battaglia di tutto il territorio», conclude, ricordando che l'associazione conta 10.039 tesserati e oltre 30 operatori specializzati impegnati ogni giorno nel servizio di raccolta. «Lo ripeto: il sangue della Gallura resta in Gallura, e chi pensa di gestirlo da remoto non ha fatto i conti con la nostra organizzazione e con la nostra determinazione». (s.p.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Sanità

Ospedale di Sassari, voragine negli organici: mancano 427 medici e operatori

di Giovanni Bua
Le nostre iniziative