Pensioni 2027, taglio agli aumenti oltre i 2.447 euro: ecco quanto si perde
Il piano nella manovra: con un’inflazione ipotizzata al 2,9%, su una pensione da 3.500 euro circa 556 euro annui di rivalutazione in meno rispetto alle regole attuali
Roma Il governo vuole ridurre gli aumenti delle pensioni superiori a 2.447 euro lordi al mese. La manovra 2027 prevede un recupero dell’inflazione più contenuto per gli assegni medio-alti, mentre sotto quella soglia l’adeguamento resterebbe pieno. Le pensioni continuerebbero quindi a crescere, ma per una parte dei pensionati l’incremento sarebbe inferiore a quello garantito dalle regole attuali.
La differenza può pesare per centinaia di euro all’anno. Con un’inflazione ipotizzata al 2,9%, una pensione da 3.500 euro lordi aumenterebbe di circa 54 euro al mese anziché 97: considerando la tredicesima, circa 556 euro annui di rivalutazione in meno. La proposta dovrà essere confermata dal Parlamento.
La rivalutazione, chiamata anche perequazione, serve ad adeguare gli assegni all’aumento del costo della vita. La proposta riduce questo recupero per i trattamenti medio-alti: le pensioni continuerebbero quindi a crescere, ma meno di quanto accadrebbe mantenendo le regole attuali. Il cambiamento decisivo è il passaggio dal calcolo progressivo a quello sull’importo complessivo. Oggi viene riconosciuto il 100% dell’inflazione sulla quota fino a quattro volte il minimo INPS, il 90% sulla parte compresa tra quattro e cinque volte e il 75% sulla quota superiore. La percentuale ridotta, dunque, interessa soltanto la parte che supera ciascun limite. Con il sistema proposto per il 2027, invece, la percentuale dipenderebbe dalla fascia nella quale ricade il trattamento e si applicherebbe all’intero importo. Prendendo come riferimento il minimo INPS 2026 di 611,85 euro, lo schema sarebbe questo:
| Importo complessivo lordo mensile | Quota dell’inflazione riconosciuta |
|---|---|
| Fino a 2.447,40 euro | 100% |
| Oltre 2.447,40 e fino a 3.059,25 euro | 85% |
| Oltre 3.059,25 e fino a 3.671,10 euro | 53% |
| Oltre 3.671,10 e fino a 4.894,80 euro | 47% |
| Oltre 4.894,80 e fino a 6.118,50 euro | 37% |
| Oltre 6.118,50 euro | 32% |
Soglie calcolate sul trattamento minimo INPS 2026 di 611,85 euro. Sono previste clausole di salvaguardia per gli importi prossimi alle soglie. Le disposizioni devono ancora essere approvate definitivamente dal Parlamento.
Sono previste clausole di salvaguardia per chi supera di poco una soglia, così da evitare che il passaggio alla percentuale inferiore produca un importo finale più basso di quello garantito al limite della fascia precedente. Per misurare gli effetti si può utilizzare un’inflazione ipotetica del 2,9%. Non è ancora il valore definitivo della rivalutazione: la relazione tecnica impiega, per le proprie stime finanziarie, il 2,8%. Nello scenario al 2,9%, sotto quattro volte il minimo una pensione da 1.000 euro aumenterebbe di 29 euro lordi mensili, mentre una da 2.000 euro crescerebbe di 58 euro. Considerando anche la tredicesima, gli incrementi annui sarebbero rispettivamente di 377 e 754 euro. Per gli importi superiori, il confronto tra i due meccanismi mostra differenze crescenti:
| Pensione complessiva lorda mensile | Aumento mensile con le regole attuali | Aumento mensile proposto per il 2027 | Minore aumento annuo |
|---|---|---|---|
| 2.500 euro | 72,35 euro | 61,63 euro | Circa 139 euro |
| 3.000 euro | 85,40 euro | 73,95 euro | Circa 149 euro |
| 3.500 euro | 96,53 euro | 53,80 euro | Circa 556 euro |
| 4.000 euro | 107,41 euro | 54,52 euro | Circa 688 euro |
| 5.000 euro | 129,16 euro | 53,65 euro | Circa 982 euro |
| 8.000 euro | 194,41 euro | 74,24 euro | Circa 1.562 euro |
Importi lordi. Entrambi i calcoli utilizzano un indice ipotetico del 2,9%. Il confronto annuale considera tredici mensilità. Le differenze annue sono calcolate prima degli arrotondamenti degli aumenti mensili e arrotondate all’euro. Si tratta di minori aumenti rispetto alle regole attuali, non di riduzioni delle pensioni già percepite.
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