I ragazzi delle scuole sarde davanti al loro futuro

Ecco perché quando progetti innovativi come La Nuova@Scuola dimostrano di funzionare davvero, allora la genialità dell’idea appare tanto ovvia quanto necessario passo avanti verso una scuola più consapevole, capace di preparare in concreto i ragazzi al mondo del lavoro - IL COMMENTO

Non si può concepire il futuro senza investire nelle nuove generazioni. Per un paese intenzionato a progredire questo principio basilare dovrebbe rappresentare la chiave per il successo, eppure in Italia il sistema di pensiero comune ancora fatica a introiettarlo come regola di vita. Ecco perché quando progetti innovativi come La Nuova@Scuola dimostrano di funzionare davvero, allora la genialità dell’idea appare tanto ovvia quanto necessario passo avanti verso una scuola più consapevole, capace di preparare in concreto i ragazzi al mondo del lavoro.

Da qualche anno La Nuova ha messo insieme un trinomio di successo – scuola, informazione e lavoro – per offrire la possibilità agli studenti sardi non solo di trovare il giornale ogni giorno sul proprio banco e poter collaborare attivamente con la redazione, ma anche di rapportarsi con oltre 30 aziende (partner del progetto) e così capire in cosa consista il mondo lavorativo degli adulti, con un’attenzione particolare all’alta formazione. Gli incontri iniziati in presenza con direttori generali, ingegneri, responsabili della comunicazione, presidenti e giornalisti di realtà importanti come il Banco di Sardegna, la Coldiretti, Tiscali ecc, sono proseguiti on line a causa della pandemia con 10 interviste. Da una parte gli adulti intervistati, dall’altra studenti tra i 16 e i 18 anni, la giovane età non deve ingannare: i ragazzi appaiono da subito seri e professionali, ogni domanda è frutto di studio ragionato. Dimostrano di avere una mente curiosa e indagatrice, di saper contestualizzare rispetto ai tempi, al mondo del lavoro in generale e alle dinamiche sociali. Le domande scendono in dettagli tecnici, arrivando a toccare l’aspetto più personale del ruolo ricoperto dal rappresentante d’azienda. I ragazzi vogliono sapere qual è stato il percorso di formazione, quale strada è necessario seguire. Vogliono capire se davvero si può essere artefici coscienti del proprio destino, quanto contano impegno e studio, capire se la meritocrazia esiste o se dobbiamo arrenderci a certi luoghi comuni beceri e disfattisti che vogliono il successo ogni volta frutto di nepotismo e raccomandazioni.

I ragazzi vogliono capire attraverso esempi se raggiungere le proprie mete sia davvero possibile armati soltanto di intelligenza e intraprendenza. Il direttore generale del Banco di Sardegna Giuseppe Cuccurese risponde: «Sono diventato quel che sono facendo grandi sacrifici e impegnandomi al massimo. Non per caso, fortuna o raccomandazione». È fondamentale che i ragazzi lo capiscano. Quando si è adolescenti bisognosi di essere ascoltati senza venire giudicati, avere una simile possibilità di confronto è un’occasione rara e preziosa. L’associazione che nasce spontanea nella mente è: anche io posso farcela, basta volerlo. Mi ha colpito anche il loro desiderio di conoscere il ruolo della donna all’interno delle aziende, quanta reale capacità decisionale possiedono per avere un’idea, quantomeno tangibile e diretta di una problematica molto sentita. Questa è la parte sana della gioventù che dobbiamo elogiare e incentivare. Ma chi l’ha detto che i giovani non sanno usare il cervello, che pensano solo a divertirsi, a buttare le loro giornate in nulla di costruttivo, coccolati da mamma e papà, ebbri di comodità? Guai a fare di tutta l’erba un fascio.

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