Sardegna zona bianca: è la svolta, ma siate prudenti

Le nuove misure: il virus non è vinto, in attesa dei vaccini è giusto tenere alta la guardia - IL COMMENTO

E ora solleviamo i calici, perché un brindisi ci sta: ma facciamolo a distanza e poi rimettiamoci la mascherina. La Sardegna zona bianca è una conquista, è un traguardo che tagliamo per primi e di cui dobbiamo andare fieri: vuol dire che siamo stati bravi ma anche fortunati, perché per una volta vivere da isolani-isolati non è solo una sfortuna.

Ma è anche la prima forma di distanziamento naturale. La storia recente ci insegna però quanto il virus sia crudele e veloce: ora che siamo noi in vantaggio su di lui, la sfida da vincere è non farci raggiungere e superare. Le regole restano le stesse: respiriamo più libertà, riprendiamo gradualmente a vivere ma non facciamoci del male da soli. Anzi, in attesa di essere tutti vaccinati (e l’isola è ancora molto indietro), stiamo più attenti di prima. Da oggi gran parte delle attività si rimetterà in moto: le luci di bar e ristoranti resteranno accese anche dopo l’ora del tè, gli imprenditori che tanto hanno sofferto in questi mesi potranno sorridere e i clienti gustare una pizza fumante al tavolo e non più solo costretta in un cartone. Forse tra poco, prima del 27 marzo deciso a livello nazionale, la Sardegna bianca potrà godere di un film al cinema o della bellezza di uno spettacolo a teatro. E le palestre lucideranno gli attrezzi e tireranno fuori gel e spray disinfettanti: il letargo Covid sta per finire. Forse, ma solo se saremo tutti molto bravi. È il colore bianco che ce lo impone, più del giallo e dell’arancione: meno restrizioni vuol dire anche più responsabilità. Allora stare in 12 allo stesso tavolo, con la mascherina calata, a 20 centimetri l’uno dall’altro a toccarsi e spargere gocce di saliva, non è proprio una furbata. E neanche organizzare feste a casa o mega pranzi tra amici, perché tanto “ci conosciamo bene e ci fidiamo”. Vuol dire fare il gioco del virus: lui non aspetta altro, è lì in agguato, in attesa che molliamo gli ormeggi, che ci rilassiamo nell’illusione che sia finita. E sarà quello il momento in cui ritornerà a essere aggressivo, nella sua forma originale o in una delle temibili varianti che anche la Sardegna bianca macchiata di qualche puntino rosso ha imparato a conoscere. E a proposito di questo, neppure sulle manifestazioni d’affetto è consentito lasciarsi andare: la variante inglese colpisce soprattutto bambini e adolescenti, continuiamo a proteggere i nonni, arriverà anche il tempo dei baci e delle carezze. Succederà quando l’isola sarà davvero al sicuro, grazie alle vaccinazioni e grazie a controlli efficaci nei porti e negli aeroporti con tamponi su chi arriva: non si possono commettere gli errori della scorsa estate, quando nell’arco di un mese la Sardegna ha conosciuto il paradiso e poi l’inferno, da potenziale isola Covid-free a focolaio. Per questo i controlli devono essere disposti immediatamente, anche sulle attività che da domani riapriranno a pieno ritmo o quasi: chi sbaglia e non rispetta le regole deve essere sanzionato, perché per colpa di uno non possiamo rimetterci tutti.

La zona bianca che oggi ci distingue è un privilegio da mantenere gelosamente: non sciupiamo questa occasione. Prudenza e moderazione, distanze e mascherina d’ordinanza: teniamo duro, stringiamo i denti e allora sì che potremo esultare davvero. E anche abbracciarci, finalmente.
 

WsStaticBoxes WsStaticBoxes