Per gli studenti un curriculum nell'anno sbagliato

Le attività extrascolastiche, tra Covid e difficoltà economiche, a molti ragazzi sono state precluse. Per questo la novità introdotta dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che riprende la legge 107 del 2015, è stata giudicata poco tempestiva - IL COMMENTO

A tormentare il sonno dei ragazzi vicini all’esame di maturità è la terza parte del Curriculum dello studente. È la parte in cui il Ministero chiede di inserire le attività extrascolastiche, cioé le attività “professionali, culturali e artistiche, musicali, sportive, di cittadinanza attiva e di volontariato”. Insomma, la vita fuori dalla scuola, tutto quello che si fa, o che non si fa, la sera e nei week end: informazioni che raccontano le passioni, gli obiettivi ma anche le possibilità economiche degli studenti. Perché, è evidente, non tutti possono permettersi scuola di inglese o di informatica, lezioni di danza e di musica o attività sportiva costante. Un tempo, quando il Covid non era neppure nei più lontani pensieri, erano le scuole stesse a compensare organizzando tante attività come le Olimpiadi, gare di matematica o musicali. Poi la pandemia ha azzerato tutto e le uniche attività rimaste si fanno in Dad oppure nelle varie piattaforme online. Per questo la novità introdotta dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che riprende la legge 107 del 2015, è stata giudicata poco tempestiva. Il Curriculum dello studente esordisce nel secondo anno di Covid e sarà esaminato dalla commissione di Maturità. Per la prima volta farà parte del bagaglio dello studente proprio nell’anno in cui le scuole superiori sono rimaste appese alla didattica a distanza, con le lezioni in presenza ridotte all’osso. Lo strumento che vuole raccontare la storia di ogni studente nasce nell’anno in cui da raccontare c’è molto poco rispetto al passato. Nell’anno in cui, oltre alla riduzione delle attività curricolari in orario scolastico, c’è stato il crollo anche di quelle extrascolastiche, per le restrizioni legate alla pandemia e per la ridotta capacità di spesa di moltissime famiglie. È importante sottolineare come le intenzioni siano lodevoli e condivisibili. Con la stesura del Curriculum da parte dei professori e degli studenti, il Ministero guarda avanti: vuole offrire a ogni ragazzo un documento spendibile nel mercato del lavoro, in un’azienda in Italia o all’estero, all’Università. Ma spesso le buone intenzioni vengono offuscate dalla pratica. E la paura è che lo strumento diventi esclusivo più che inclusivo. A fare sorgere i dubbi è proprio la prima sede di applicazione del Curriculum: l’esame di Maturità. La commissione, composta da professori interni e da un presidente esterno, insieme al percorso di studi del ragazzo e al risultato della prova finale, verificherà anche il contenuto del curriculum. Nel sito del Ministero dell’Istruzione è riportata questa frase: «Il Curriculum è uno strumento con rilevante valore formativo ed educativo, importante per la presentazione alla Commissione e per lo svolgimento del colloquio dell’esame di Stato». L’importante è che il Curriculum non diventi oggetto di valutazione. Perché in questo caso ci sarebbero ragazzi che partirebbero svantaggiati: se nella compilazione delle prime due parti del documento si trovano tutti nella stessa condizione, la terza è variabile perché dipende da vari fattori tra cui la disponibilità economica delle famiglie. E sicuramente questo non può essere oggetto di valutazio ne. E poi, come ha scritto Michele, uno studente del progetto La Nuova@scuola «la cultura e la preparazione non sono certificate dalle esperienze che faccio ma da quello che mi lasciano dentro». Michele ha ragione: ben venga allora il Curriculum, a patto che non influenzi il giudizio della Commissione. Perché questo è stato un anno terribile per i ragazzi, e alcuni di loro hanno sofferto più di altri.

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